Lesioni midollari complete, quattro pazienti tornano a camminare con la stimolazione elettrica: la tecnica italiana che rivoluziona la riabilitazione
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Quattro persone con lesione midollare toracica cronica e funzionalmente completa, che non riuscivano volontariamente ad attivare i muscoli delle gambe, sono riuscite a camminare e a mantenere la posizione eretta grazie a un gesto inaspettatamente semplice: una lieve estensione volontaria del tronco. La strategia, che non prevede l'utilizzo di impianti cerebrali, sensori esterni o algoritmi di decodifica, si basa esclusivamente su uno stimolatore midollare già disponibile in commercio, modulato proprio dai movimenti volontari del tronco.
Tre uomini e una donna, tutti italiani e con meno di trentacinque anni, hanno così partecipato a uno studio che potrebbe riscrivere i protocolli riabilitativi per le persone con paralisi, segnando un punto di svolta nel campo della neurostimolazione. La ricerca, portata avanti da un team di scienziati, ha dimostrato che è possibile recuperare la deambulazione sfruttando un meccanismo fisiologico che non richiede tecnologie invasive o sistemi di controllo esterni, un approccio che si distingue nettamente per la sua semplicità ed efficacia.
Il sogno di una vita: le parole del professor Micera
Il professor Silvestro Micera, ordinario di biorobotica alla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, ha accolto i risultati con un entusiasmo che traspare dalle sue stesse dichiarazioni. "È il sogno di una vita che si realizza", ha commentato Micera, sottolineando come l'intera carriera sia stata dedicata a tematiche legate al miglioramento della qualità della vita delle persone con disabilità.
"Ho cominciato a lavorare su queste tematiche per aiutare le persone con disabilità e vedere che stiamo andando in quella direzione è il coronamento di un sogno", ha proseguito il professore, ammettendo che agli albori delle sue ricerche non avrebbe mai immaginato di arrivare così vicino a far tornare a camminare una persona.
La soddisfazione del ricercatore, che ha dedicato anni allo studio delle interfacce neurali e della biorobotica, è palpabile e riflette l'importanza di un traguardo che trasforma la teoria in una pratica concreta, accessibile e riproducibile grazie all'uso di dispositivi già presenti sul mercato. Il risultato, ottenuto senza ricorrere a tecnologie sperimentali o impianti cerebrali, rappresenta una svolta perché dimostra come la stimolazione epidurale possa essere controllata in modo intuitivo, affidandosi al naturale dialogo tra il tronco e il midollo spinale.
La tecnica e il meccanismo del recupero motorio
I quattro pazienti, selezionati per lo studio, presentavano lesioni del midollo spinale a livello toracico, una condizione che di norma interrompe completamente la comunicazione tra il cervello e i muscoli degli arti inferiori. La novità introdotta dal gruppo di ricerca italiano risiede nella modalità di controllo della stimolazione elettrica epidurale: invece di affidarsi a complessi sistemi di decodifica del segnale cerebrale, i pazienti hanno appreso a modulare l'intensità della stimolazione attraverso una semplice estensione del tronco.
Questo movimento, che apparentemente non coinvolge le gambe, diventa il grilletto che attiva il dispositivo impiantato, consentendo ai muscoli degli arti inferiori di contrarsi in modo coordinato e di sostenere il peso del corpo. La deambulazione è stata quindi possibile con l'ausilio di un deambulatore, ma la capacità di mantenere la posizione eretta rappresenta già un risultato di straordinaria rilevanza clinica.
A differenza di altri protocolli che prevedono l'uso di sensori esterni o algoritmi per tradurre l'intenzione motoria, questa tecnica sfrutta un riflesso fisiologico endogeno, riducendo la complessità tecnologica e abbattendo i costi potenziali della riabilitazione. Lo stimolatore midollare utilizzato, tra l'altro, è già in commercio per altre indicazioni terapeutiche, il che ne facilita l'accessibilità e la diffusione nei centri specializzati, senza la necessità di attendere l'omologazione di nuovi dispositivi sperimentali.
Il percorso riabilitativo e la storia di Nicolò
Un esempio concreto della portata di questi progressi arriva dalla storia di Nicolò, un ragazzo che ha vissuto sulla propria pelle il percorso dalla lesione alla riabilitazione fino a toccare con mano i risultati della ricerca. Nicolò, come riportato, è un grande appassionato di sport e racconta di essere stato ricoverato all'istituto di Montecatone, un centro specializzato in riabilitazione situato a pochi chilometri da Imola, per una piccola piaga da decubito che per fortuna si è risolta senza necessità di intervento chirurgico.
È proprio durante un periodo di ricovero al San Raffaele di Milano che il fisioterapista Daniele Emedoli, con il quale aveva già lavorato, lo ha contattato proponendogli di partecipare a un'iniziativa legata al mondo paralimpico.
Insieme a un altro ragazzo, Andrea Scotti, che era stato operato per l'impianto di un neurostimolatore midollare, Nicolò ha avuto la possibilità di recarsi a Verona per presenziare alla cerimonia di apertura delle Paralimpiadi invernali, un evento che ha rappresentato non solo un momento di condivisione ma anche la testimonianza di come la ricerca scientifica possa intersecarsi con la vita quotidiana e le aspirazioni delle persone con disabilità.
Sebbene Nicolò non fosse direttamente coinvolto nello studio sulla deambulazione, la sua esperienza evidenzia il tessuto umano e professionale che circonda questi progressi, fatti di medici, fisioterapisti e pazienti che collaborano per superare i limiti imposti dalla lesione midollare.
L'impatto sulla riabilitazione e le prospettive cliniche
L'implicazione clinica di questa tecnica è notevole, poiché apre la strada a protocolli riabilitativi che potrebbero integrare la stimolazione elettrica controllata dal tronco come pratica standard per i pazienti con lesioni midollari complete. L'assenza di sensori esterni e di algoritmi di decodifica semplifica notevolmente l'addestramento del paziente, che impara rapidamente a modulare il movimento del tronco per ottenere la risposta desiderata.
I ricercatori hanno osservato che, dopo un periodo di training, i quattro partecipanti sono stati in grado di attivare volontariamente i muscoli delle gambe, sostenere il peso corporeo e compiere passi in modo assistito, un traguardo che fino a pochi anni fa era considerato irraggiungibile per chi presenta una lesione funzionalmente completa.
La ricerca italiana, pubblicata su riviste scientifiche del settore, ha attirato l'attenzione della comunità internazionale per l'approccio pragmatico e l'uso di tecnologia già disponibile, elementi che potrebbero accelerare la traduzione di questi risultati in pratica clinica diffusa. Non si tratta di restituire la piena funzionalità motoria, ma di offrire a queste persone la possibilità di stare in piedi e camminare per brevi tratti, con benefici enormi in termini di benessere psicofisico, riduzione delle complicanze legate all'immobilità e autonomia personale.
Il lavoro del professor Micera e del suo team, sebbene ancora in fase di validazione su campioni più ampi, fornisce una prova convincente che la neurostimolazione può essere resa più semplice, efficace e accessibile, senza la necessità di ricorrere a costosi e invasivi sistemi di interfaccia cervello-macchina, e che il sogno di far camminare una persona paralizzata si sta trasformando in una realtà clinica concreta e riproducibile.
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