Lesione midollare, la tecnica italiana che riattiva il passo
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Quattro giovani con lesione midollare completa e cronica sono riusciti a tornare in piedi e a camminare con l’aiuto di un deambulatore grazie a una tecnica sviluppata in Italia. Il risultato riguarda persone con un danno toracico classificato come funzionalmente completo, prive della capacità di contrarre volontariamente i muscoli degli arti inferiori. Il sistema sfrutta la neurostimolazione elettrica del midollo spinale e consente di produrre il movimento necessario alla deambulazione attraverso un controllo che parte dal corpo del paziente.
Il movimento del tronco diventa il comando per la neurostimolazione
L’elemento centrale della tecnica è una lieve estensione volontaria del tronco. Il gesto viene utilizzato per modulare gli effetti della stimolazione e trasformare il movimento del busto nel comando necessario a costruire il passo. La persona non deve quindi affidarsi a sensori esterni per indicare al sistema quando muovere la gamba: è una funzione volontaria ancora disponibile, quella del tronco, a intervenire nel controllo della locomozione. La stimolazione elettrica resta responsabile dell’attivazione degli arti inferiori, mentre il busto permette al paziente di partecipare direttamente alla sequenza motoria.
Il meccanismo consente di gestire due risposte necessarie durante la deambulazione. Da una parte serve l’estensione della gamba, indispensabile per sostenere il peso del corpo quando si mantiene la posizione eretta; dall’altra occorre una flessione coordinata di anca, ginocchio e caviglia per avanzare. La piccola variazione volontaria della postura permette di modulare la risposta alla neurostimolazione e di passare alla configurazione utile per compiere il movimento successivo. Il comando non nasce dunque da una contrazione volontaria dei muscoli delle gambe, che nei partecipanti era assente.
Perché la tecnica si distingue dalle interfacce cervello-midollo
La caratteristica che differenzia questo approccio è l’assenza di sofisticate interfacce cervello-midollo utilizzate per tradurre direttamente l’attività cerebrale in un comando motorio. Non sono necessari neppure dispositivi esterni applicati al corpo per rilevare il momento in cui il paziente vuole iniziare il passo. L’impulso utile al controllo viene ricavato invece da un gesto fisico conservato, integrato con la stimolazione del sistema nervoso. Questo sposta una parte essenziale dell’interazione tecnologica sul rapporto fra movimento volontario del busto e risposta prodotta elettricamente negli arti inferiori.
Lo studio è stato condotto dai ricercatori del MINE Lab, laboratorio nato dalla collaborazione tra Università Vita-Salute San Raffaele e Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e attivo presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele. Il lavoro è stato pubblicato sulla rivista scientifica Med di Cell Press e si colloca nell’ambito della medicina riabilitativa e della neuroingegneria applicate alle conseguenze delle lesioni spinali. Il risultato documenta l’impiego della stimolazione elettrica in pazienti che, prima del trattamento, non disponevano di un controllo volontario dei muscoli delle gambe.
La distinzione clinica resta importante: camminare con questo sistema non equivale al recupero spontaneo della normale funzione motoria degli arti inferiori. Il movimento viene prodotto grazie alla neurostimolazione e richiede l’ausilio del deambulatore, mentre il paziente utilizza il tronco per intervenire sul comando del passo. È proprio questa combinazione tra una capacità volontaria preservata e l’attivazione elettrica del midollo a rappresentare il nucleo della tecnica sperimentata, permettendo di utilizzare il corpo stesso come elemento di controllo senza demandare quella funzione a dispositivi esterni.
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