Ranucci e il caso Report, le parole di Severgnini e Minoli tra futuri possibili e responsabilità

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il caso che avvolge Sigfrido Ranucci e il futuro di Report non accenna a placarsi, anzi si arricchisce ogni giorno di nuovi interventi e dichiarazioni che contribuiscono a delineare i contorni di una vicenda complessa, dove il piano giornalistico e quello giudiziario finiscono per intrecciarsi in modo inestricabile.

Nel vortice di polemiche che segue l'arresto di Valter Lavitola, sospettato di essere il mandante dell'attentato sotto l'abitazione del conduttore lo scorso 16 ottobre, emergono le voci di autorevoli colleghi di Ranucci, i quali provano a mettere ordine in un dibattito che rischia di travalicare i confini della professione per invadere il campo della politica e delle carriere interne alla Rai.

Severgnini: "La politica stia fuori, con Gabanelli non sarebbe successo"

Ospite della trasmissione "A L'aria che Tira", Beppe Severgnini ha voluto tracciare un netto confine tra l'operato degli inquirenti e le eventuali ingerenze politiche che potrebbero gravare sul futuro del programma di approfondimento di Rai3, sottolineando come la politica dovrebbe mantenere le distanze da un ginepraio che rischia di compromettere la credibilità dell'intero sistema dell'informazione.

Il giornalista, noto per il suo stile pungente e per una carriera costellata di successi editoriali, ha osservato che il guaio è già abbastanza grande per il mestiere che fanno, senza che ci si mettano anche i partiti a strumentalizzare la vicenda; nel commentare il rapporto tra Ranucci e Lavitola, Severgnini ha poi azzardato un paragone con il passato recente della trasmissione, ricordando come Milena Gabanelli, che ha condotto Report per anni, probabilmente non avrebbe mai permesso che si arrivasse a una situazione analoga, lasciando intendere che sotto la sua guida certi scenari sarebbero

Stati scongiurati.

Il toto-nomi per la successione e il silenzio di Sabrina Giannini

Mentre Ranucci sembra incamminarsi sempre più verso l'addio alla trasmissione che l'ha reso celebre, i media cominciano a fare i conti con il possibile dopo, e tra i nomi che circolano con maggiore insistenza per prendere il suo testimone spunta quello di Sabrina Giannini, attualmente impegnata con "Indovina chi viene a cena", un programma che da anni si occupa di temi legati al cibo, alla biodiversità e all'impatto ambientale, confermandosi come una delle firme più solide del giornalismo d'inchiesta italiano.

La stessa Giannini, interpellata sulla questione, non si è lasciata andare a sbottonature rivelatrici, limitandosi a ricordare che fu proprio Milena Gabanelli a pensare a lei prima ancora che a Sigfrido per un ruolo all'interno del progetto Report, quasi a voler suggerire che le gerarchie e le scelte del passato potrebbero ora tornare d'attualità in una logica di continuità piuttosto che di rottura.

Gabanelli dice no e Ranucci querela la magistrata Forleo

A complicare ulteriormente il quadro, è arrivata la netta presa di posizione di Milena Gabanelli, la quale ha fatto sapere di aver ricevuto richieste per un possibile ritorno ma di averle declinate con decisione, chiudendo così la porta a un ritorno che molti davano per possibile e che avrebbe rappresentato un'autentica svolta nella gestione del programma; nel frattempo, Ranucci ha deciso di passare al contrattacco sul fronte giudiziario, querelando la magistrata Forleo per un post pubblicato su Facebook che il conduttore ha giudicato lesivo della sua immagine e della sua onorabilità.

A Lavarone, in Trentino, dove era presente per presentare il suo nuovo libro "Il ritorno della casta", Ranucci è apparso lapidario nel dichiarare di non voler parlare dell'inchiesta giudiziaria che lo riguarda, preferendo riservare le sue parole ai magistrati competenti, ma allo stesso tempo non ha nascosto di sentirsi vittima di un attacco vergognoso, pur affrontando altri aspetti della vicenda legati all'arresto dell'amico Lavitola.

L'intervento di Minoli: "Sentirei Mieli come persona informata sui fatti"

A gettare ulteriore benzina sul fuoco ci ha pensato Giovanni Minoli, l'ideatore di Report e decano del giornalismo televisivo, che in un'intervista a Hoara Borselli per Il Giornale ha espresso senza mezzi termini le sue perplessità sulla gestione della vicenda e sull'operato di chi ha avuto responsabilità direttive in passato.

Il giornalista, che ha appena compiuto 81 anni, ha dichiarato di essere rimasto colpito dai rapporti dell'ex direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli, e ha avanzato l'ipotesi che, se fosse un magistrato, sentirebbe Mieli come persona informata sui fatti, senza però avere elementi per affermare che Ranucci fosse a conoscenza di quanto accaduto.

Le parole di Minoli, che non risparmiano critiche al metodo d'informazione e alle responsabilità dei vertici della tv pubblica, aggiungono un tassello importante a un mosaico che appare ancora lontano da un definitivo chiarimento, mentre il mondo del giornalismo osserva con attenzione gli sviluppi di un caso che mette in discussione non solo il futuro di un programma simbolo, ma anche le regole non scritte che dovrebbero guidare il rapporto tra inchiesta, giustizia e politica.

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