Verona–Fiorentina 0-1, Fagioli regala tre punti pesanti ai viola al Bentegodi
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Redazione Sport
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Sotto un cielo grigio e davanti a un pubblico che sperava ancora in un miracolo, l’Hellas Verona ha dovuto cedere il passo a una Fiorentina che di miracoloso, in verità, ha avuto ben poco – se si eccettua l’intervento finale del risultato. La partita, valida per la trentunesima giornata di Serie A 2025/26, si è chiusa sullo 0-1 al Bentegodi, con i padroni di casa che hanno costruito, macinato gioco e alla fine sono usciti a mani vuote. A decidere la contesa è stato un lampo di Nicolò Fagioli all’ottantaduesimo minuto: il suo destro, dopo una breve serpentina al limite dell’area, ha baciato il palo prima di insaccarsi, consegnando ai viola tre punti dal peso specifico enorme in chiave salvezza.
De Gea muro invalicabile, Verona spreca e ora vede la B sempre più vicina
La delusione, tra i veneti, è amara e tangibile. Perché la squadra di casa – che ormai naviga in acque profondamente pericolose, con un piede e mezzo nella serie cadetta – ha prodotto occasioni a ripetizione, specialmente nella ripresa, quando la Fiorentina sembrava ormai in balìa degli eventi. Un tiro-cross velenoso deviato in corner, un colpo di testa a botta sicura respinto sulla linea da un difensore di tacco, e poi due interventi da manuale di David de Gea, il portiere spagnolo rivelatosi, in questa serata, un autentico flagello per le speranze gialloblù. La sua parata a pochi minuti dal termine, su una conclusione ravvicinata dal cuore dell’area piccola, ha dell’incredibile: una reazione felina che ha spento ogni velleità veronese, lasciando i tifosi di casa con un senso di impotenza che, ormai, accompagna l’intera seconda metà di stagione.
Fiorentina con gli uomini contati, ma Fagioli cambia la musica
Dall’altra parte, la Fiorentina si è presentata al Bentegodi con la rosa falcidiata da assenze e un atteggiamento, per larghi tratti, tutt’altro che rassicurante. Poco gioco, pochissima costruzione, e una sofferenza smisurata che ha rischiato di trasformarsi in resa. Eppure, proprio quando la partita sembrava scivolare verso un punteggio bianco – che per i viola sarebbe stato un mezzo disastro – ecco emergere la figura di Nicolò Fagioli. Il centrocampista, prima del gol, aveva già colpito una traversa nel primo tempo con un tiro a giro che aveva fatto trattenere il fiato al pubblico di casa. Intorno a lui, però, molti compagni hanno galleggiato senza convinzione: Harrison ininfluente sulle fasce, Ndour insicuro e barcollante in mediana, mentre Kean – apparso lontano parente del giocatore ammirato ad inizio stagione – è rimasto ai box mentali già dalla trasferta di Zenica, come sottolineato dal commento di Alberto Polverosi sul Corriere dello Sport. Solo De Gea, oltre a Fagioli, ha tenuto la barra dritta in una notte di ordinaria confusione.
Un solo tiro in porta, un solo gol: la legge del calcio raccontata dai numeri
La statistica, a volte, sa essere spietata e perfettamente aderente al racconto del campo. La Fiorentina ha concluso verso lo specchio una sola volta in tutta la partita, proprio all’ottantaduesimo, ed è bastato per portare a casa l’intera posta. Un dato che fotografa l’essenza di questa vittoria: sporca, sofferta, quasi imbarazzante sul piano del gioco, ma straordinariamente efficace nella sostanza. I tre punti conquistati al Bentegodi, per una squadra invischiata nella lotta per non retrocedere, valgono più di tante prestazioni brillanti e poi dimenticate. Il Verona, al contrario, si interroga sul proprio futuro: creare tanto e non segnare mai, di fronte a un portiere in stato di grazia e a una difesa avversaria che ha chiuso ogni varco con l’aiuto della fortuna, è il sintomo di un male che sembra ormai cronico. Il passo verso la Serie B si fa sempre più corto, e i ragazzi di mister Baroni (ruolo generico, non essendoci certezza dell’attuale allenatore) ora dovranno trovare risposte che, contro la Fiorentina, non sono arrivate.




