Un gol, tre punti e due sentenze: lo spareggio del Bentegodi salva la Fiorentina e condanna il Verona
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Redazione Sport
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La sostanza, si sa, è talvolta più importante della forma, e la Fiorentina, che ieri sera al Bentegodi ha offerto una prestazione tutt’altro che esaltante, ne ha fornito la prova più lampante. Perché se è vero che il Verona ha costruito, pressato e, per larghi tratti, dominato il gioco, è altrettanto vero che il calcio premia chi infila la palla in rete: e l’ha fatto Niccolò Fagioli all’ottantaduesimo, con un destro chirurgico che ha risolto uno spareggio dai contorni nervosissimi. Quel pallone, entrato dove gli altri non erano riusciti nemmeno a impensierire de Gea, pesa come un macigno sulla classifica degli scaligeri, mentre per i viola rappresenta una boccata d’ossigeno insperata, considerato l’andamento di una gara nella quale hanno spesso subito l’iniziativa avversaria.
La partita dei rimpianti per l’Hellas
La squadra di Vanoli, bisogna riconoscerlo, ha disputato un ottimo primo tempo e avrebbe meritato, almeno sulla base delle occasioni create, un risultato diverso. Eppure, come spesso accade in chiave salvezza, la cattiveria sotto porta ha tradito i gialloblù, che si sono visti sfuggire punti vitali proprio nel momento in cui la pressione era più alta. La Fiorentina, dal canto suo, ha capitalizzato l’unica vera palla-gol della ripresa, dimostrando quella freddezza che mancava da settimane nelle sue file; con questo successo sale a quota trentadue, scavalcando addirittura il Cagliari e allontanando i fantasmi della retrocessione. Per il Verona, invece, la sconfitta avvicina pericolosamente la matematica caduta in serie B, un destino che fino a qualche giornata fa sembrava evitabile.
Nervi a fior di pelle e una rissa nel finale
L’alta posta in palio, è inevitabile, ha generato un clima incandescente, specialmente nei minuti di recupero quando la tensione è esplosa in una vera e propria mischia. Protagonisti dello scontro, una sorta di lotta greco-romana consumatasi lontano dal pallone, sono stati Suslov e Gudmundsson: le immagini mostrano maglie strappate, mani in faccia e scintille che sono costate a entrambi l’espulsione diretta. Un episodio, quest’ultimo, che non ha però cambiato l’esito di una partita già decisa dal guizzo di Fagioli – quel centrocampista ex Juve capace di zittire il pubblico di casa con un silenzio che, nel calcio, vale più di mille parole. La ricostruzione dei momenti finali lascia intendere un clima da “dentro o fuori”, con i giocatori letteralmente in lotta su ogni pallone.
Tre punti d’oro che cambiano l’umore viola
Nonostante una prestazione sottotono, ribadiamolo, la Fiorentina ha fatto bottino pieno, e questo genere di vittorie – sporche, sofferte, costruite su un’occasione e poco altro – sono quelle che spesso ti salvano a fine stagione. Il gol di Fagioli, arrivato quando molti già ipotizzavano un pareggio a reti bianche, ha premiato l’unico guizzo di qualità di una squadra che, per il resto, si è limitata a difendere l’1-0 con le unghie e con i denti. Il Verona, al contrario, dovrà recriminare a lungo: avrà spinto, creato, dominato il centrocampo, ma senza mai riuscire a scardinare il muro viola. E alla fine, si sa, il calcio è anche questo: una lezione di pragmatismo dove a vincere non è sempre il migliore, bensì chi sbaglia di meno.




