Michele Serra e la sinistra in piazza: la bandiera Ue e le contraddizioni di un simbolo
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Redazione Interno
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Michele Serra, giornalista e scrittore, ha lanciato un appello su La Repubblica per una manifestazione a sostegno dell’Europa, che oggi pomeriggio ha portato migliaia di persone in Piazza del Popolo a Roma. Seimila bandiere dell’Unione Europea sono state distribuite, mentre un centinaio di bus hanno trasportato partecipanti da diverse regioni. L’evento, battezzato «Una piazza per l’Europa», nasce con l’intento di rafforzare il senso di appartenenza al continente e di spingere verso un’Europa più unita, soprattutto in un momento storico in cui le tensioni politiche e sociali rischiano di minarne l’integrità.
Tuttavia, c’è un paradosso che non può passare inosservato. Molti dei manifestanti, che oggi sventolano con orgoglio la bandiera blu con le dodici stelle dorate, probabilmente ignorano che quel simbolo ha origini cristiane. La bandiera, infatti, fu disegnata nel 1955 da Arsène Heitz, un artista francese che si ispirò alla corona della Vergine Maria, come descritta nel dodicesimo capitolo dell’Apocalisse. Un dettaglio che stride con le radici storiche di una parte significativa della sinistra italiana, tradizionalmente laica e, in alcuni casi, dichiaratamente anticlericale.
Serra, ospite a Propaganda Live su La7, ha definito «un po’ preterintenzionale» l’onda critica che ha accompagnato l’organizzazione della manifestazione. Eppure, la questione non è solo una curiosità storica. La bandiera Ue, nata come simbolo di unità e pace, rappresenta un’eredità culturale e valoriale che affonda le radici in una tradizione ben precisa, quella cristiana, che molti dei partecipanti alla manifestazione potrebbero non condividere.
La piazza di oggi, insomma, sembra muoversi su un doppio binario. Da un lato, c’è la volontà di celebrare un’Europa unita, capace di superare le divisioni e di costruire un futuro comune. Dall’altro, emerge una contraddizione stridente tra il simbolo scelto e le convinzioni ideologiche di chi lo brandisce. Un’Europa che, come ha sottolineato Serra, è stata spesso presentata come un insieme di terre e popoli, un’entità sacrale che dovrebbe promuovere relazioni e coesione.
Eppure, ciò che si osserva oggi è una manifestazione che, pur nella sua grandiosità, sembra mancare di profondità critica. La bandiera Ue, più che un simbolo condiviso, rischia di diventare uno slogan vuoto, svuotato del suo significato originario e ridotto a mero strumento di propaganda. Una piazza che, invece di unire, rischia di dividere, alimentando quella «vocazione alla separazione» che sembra essere diventata una costante nel dibattito politico e sociale contemporaneo.




