Ddl caccia, al via le audizioni in commissione: ambientalisti e cacciatori pronti al confronto

Ddl caccia, al via le audizioni in commissione: ambientalisti e cacciatori pronti al confronto
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Redazione Interno Redazione Interno   -   Martedì 7 luglio la commissione Agricoltura della Camera avvia il ciclo di audizioni informali sul disegno di legge che modifica la legge 157 del 1992, la norma che dal lontano 1992 disciplina la tutela della fauna selvatica e l'attività venatoria in Italia. Un provvedimento, già approvato dal Senato lo scorso 23 giugno, che si propone di riscrivere le regole di un settore storicamente divisivo, riconoscendo alla caccia un ruolo attivo nella conservazione della biodiversità e nella gestione degli ecosistemi.

L'incontro tra le parti, in programma per martedì, vedrà sfilare davanti ai membri della commissione sia le sigle ambientaliste e animaliste, sia i rappresentanti delle principali associazioni venatorie, in un confronto che si preannuncia denso di posizioni contrapposte.

Il calendario delle audizioni e i protagonisti del confronto

La riunione di martedì, che dà il via all'iter nella commissione Agricoltura della Camera, ha un calendario che intende ascoltare tutte le voci in campo: da un lato saranno ascoltati i rappresentanti di Legambiente, Lipu, Wwf, Enpa, Lac, Oipa, la Società Italiana di Etologia e il Centro Italiano Studi Ornitologici; dall'altro siederanno al tavolo i dirigenti di Federcaccia, Arcicaccia, Libera Caccia, Anuu migratoristi ed Enalcaccia.

Una scelta, quella della maggioranza, che ha fissato un calendario serrato per evitare lungaggini procedurali, ma che riflette la complessità di un testo che tocca equilibri delicati tra tutela ambientale e tradizione venatoria. La presenza di esperti scientifici, come gli etologi e gli ornitologi, sottolinea la volontà di ancorare il dibattito a dati tecnici, sebbene le posizioni appaiano già ampiamente polarizzate.

Il contenuto del ddl e la svolta sulla biodiversità

Il cuore della riforma, che modifica in modo significativo l'impianto della legge 157, risiede nella ridefinizione dello statuto giuridico dell'attività venatoria: non più considerata una deroga alla protezione della fauna, bensì una pratica "utile alla conservazione e alla tutela della biodiversità e degli ecosistemi".

Questa ridefinizione, che ha già acceso un acceso dibattito tra le associazioni ambientaliste – le quali hanno ribattezzato il provvedimento "sparatutto" – apre di fatto la strada a un ampliamento del numero di specie cacciabili e delle aree in cui è consentito esercitare la caccia. Per i sostenitori del ddl, si tratta di un necessario aggiornamento di una legge ormai trentennale, che tiene conto delle mutate dinamiche faunistiche e delle esigenze di gestione del territorio, in particolare nelle zone agricole e montane dove gli ungulati causano danni sempre più ingenti alle colture.

Le posizioni in campo e le prossime tappe dell'iter parlamentare

L'avvio delle audizioni informali rappresenta solo il primo passo di un percorso che si preannuncia lungo e articolato. Le associazioni ambientaliste, già sul piede di guerra, contestano la presunta utilità ecologica della caccia, sostenendo che l'aumento dei prelievi venatori possa mettere a rischio specie già vulnerabili e alterare gli equilibri naturali; al contrario, le federazioni venatorie vedono in questo riconoscimento normativo un'opportunità per valorizzare il ruolo storico e culturale dei cacciatori, spesso chiamati a collaborare con le autorità locali per il contenimento faunistico.

Sebbene la maggioranza abbia mostrato una certa coesione in Senato, non mancano voci critiche all'interno della stessa coalizione, pronte a chiedere modifiche al testo per attenuarne gli effetti più controversi. La settimana che si apre martedì 7 sarà dunque decisiva per tastare il polso delle istanze provenienti dalla società civile e per gettare le basi delle eventuali correzioni in sede referente, prima che il provvedimento approdi in Aula per il voto finale.

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