Un’altra vita spezzata nei campi: Tahar El Haddad muore mentre raccoglie angurie nel Mantovano
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Redazione Interno
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La morsa del caldo non ha concesso tregua nemmeno lunedì 29 giugno, quando un bracciante di 55 anni, Tahar El Haddad, di origine marocchina e residente a Castelmassa, è deceduto mentre lavorava in un campo di angurie a Borgocarbonara, nel Mantovano. L’incidente si è verificato poco prima delle 18 in un’azienda agricola di Magnacavallo, dove l'uomo era regolarmente assunto.
Secondo una prima ricostruzione, El Haddad si sarebbe accasciato al suolo improvvisamente, sotto lo sguardo dei colleghi, probabilmente a causa di un malore favorito dalle temperature eccezionalmente elevate che da giorni superano i 36 gradi.
L’intervento dei soccorsi e gli accertamenti disposti dall'autorità giudiziaria
Immediata è stata la chiamata al 112, con l'arrivo sul posto dei sanitari del 118 e l’intervento di un’eliambulanza partita dall'ospedale Civile di Parma, oltre a un'ambulanza da Pieve Coriano. Purtroppo, ogni tentativo di rianimazione si è rivelato vano. Per chiarire le cause esatte del decesso, la Procura ha disposto l’autopsia, che sarà eseguita nei prossimi giorni presso l’ospedale di Mantova.
I carabinieri della stazione di Gonzaga, insieme al personale dell'Ats Val Padana, hanno avviato le verifiche di competenza, concentrandosi sulla dinamica e sulle condizioni operative in cui si stava svolgendo la raccolta, considerato che l’episodio configura un infortunio sul lavoro.
L’ennesima tragedia in un contesto di emergenza strutturale
La morte di Tahar El Haddad è il terzo grave episodio che si consuma nei campi mantovani nel giro di pochissimi giorni. Venerdì 26 giugno, un agricoltore di 66 anni, Stefano Vicentini, era stato trovato senza vita a bordo del suo trattore a Roverbella, mentre un bracciante di 48 anni era stato colpito da un malore durante la raccolta dei meloni a Rodigo, risultando ancora ricoverato in condizioni gravissime. Di fronte a questa catena di eventi, i sindacati non hanno nascosto la loro preoccupazione.
Michele Orezzi, segretario generale della Cgil di Mantova, ha parlato di una situazione ormai “sistemica” e di una “strage”, sottolineando come le ordinanze contro il caldo non siano sufficienti e denunciando l'assenza di controlli adeguati in un settore che ancora presenta sacche di illegalità.
La richiesta di intervento immediato da parte dei sindacati
La Fai Cisl Asse del Po e la Cisl Asse del Po hanno sollevato la loro voce, definendo “inaccettabile” la situazione e chiedendo un tavolo urgente coordinato dalla Prefettura. Paola Marazzi, segretaria generale della Fai Cisl Asse del Po, ha dichiarato che i protocolli attuali e le ordinanze regionali non bastano a tutelare chi lavora nei campi, e che il lavoro non può costare la vita. Le organizzazioni sindacali chiedono interventi concreti, come orari più flessibili per evitare le ore più calde, pause, zone d’ombra e un rafforzamento dei controlli.
Anche Ciro Di Lena, segretario generale della Fai Cisl Asse del Po, aveva già evidenziato il giorno prima che il caldo estremo non è più un’emergenza occasionale, ma una condizione strutturale con cui l’agricoltura deve fare i conti.




