Minneapolis, il soccorso negato a Renee Good e le nuove regole per l'Ice
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Un'analisi delle chiamate d'emergenza e dei filmati dell'incidente, condotta dal New York Times, rivela che Renee Good era ancora viva quando gli agenti dell'Immigration and Customs Enforcement impedirono l'intervento di un medico, il quale, subito dopo gli spari, aveva chiesto di poterle controllare il polso. Quel tentativo di soccorso, bloccato sul nascere, si inserisce in una vicenda che ha scosso la città e che ha portato a nuove, significative limitazioni giudiziarie sull'operato della polizia federale. La ricostruzione dei fati, del resto, mostra come gli episodi di tensione non si siano limitati alla fatale notte dell'omicidio, aprendo uno scenario di contestazioni e di presunti abusi.
Un altro fermo controverso nelle stesse ore
Nelle medesime ore e a poche centinaia di metri dal luogo in cui perse la vita la Good, infatti, gli agenti dell'Ice fermarono Aliya Rahman, la quale stava guidando per recarsi a un appuntamento medico. Prelevata con la forza dalla sua auto e trascinata sull'asfalto – in un video divenuto rapidamente virale – la donna ha riferito di essere stata portata in un centro di detenzione, nonostante avesse chiesto di vedere un dottore, e di aver perso conoscenza prima di un successivo trasferimento in ospedale. «Sono ben consapevole», ha dichiarato in seguito, «che questo confronto avrebbe potuto avere un esito diverso», sottolineando, senza mezzi termini, la pericolosità di quell'incontro.
Il provvedimento del giudice federale
Proprio su un terreno analogo, quello della tutela dei diritti fondamentali durante le proteste, si è mossa la giudice federale Katherine Menendez, la quale ha imposto un'ingiunzione preliminare con precise restrizioni sull'uso della forza da parte degli agenti del Dipartimento per la Sicurezza Interna a Minneapolis. Il provvedimento, una vittoria per quanti hanno denunciato comportamenti illegittimi, vieta esplicitamente ritorsioni contro manifestanti pacifici, arresti o detenzioni di persone che partecipano a proteste non violente e l'impiego di spray al peperoncino o di altre munizioni cosiddette non letali contro la folla. Una misura che, di fatto, delinea un perimetro d'azione molto più circoscritto per le forze federali impegnate nell'area.
I nuovi limiti operativi per gli agenti
Nel dettaglio, la decisione della giudice Menendez vieta agli agenti di arrestare cittadini che protestino pacificamente contro le squadre dell'Ice schierate in città, a meno che non sussistano concreti sospetti di attività criminali o di ostruzione alle operazioni. Viene inoltre interdetto l'uso di spray al pepe e di altre armi irritanti contro i dimostranti inermi. Un altro punto significativo del provvedimento riguarda il divieto di fermare e arrestare gli automobilisti che seguano i veicoli dell'agenzia per monitorarne, da vicino, l'operato, una pratica messa in atto da alcuni attivisti per garantire una forma di controllo popolare sulle attività di polizia.




