Minneapolis, il video dell'Ice sull'arresto di Renee Good non placa la piazza
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Le strade di Minneapolis, che non si sono ancora del tutto placate dopo le tensioni degli scorsi giorni, sono di nuovo teatro di una profonda divisione tra cittadini e forze federali. Gli agenti dell'Immigration and Customs Enforcement, il cui dispiegamento nelle aree urbane è una linea precisa dell'amministrazione Trump, hanno proseguito le loro operazioni, nonostante la vasta mobilitazione popolare. Alcuni di questi arresti, come testimoniato da diversi filmati ripresi da chi protestava, hanno assunto toni particolarmente drammatici, alimentando ulteriormente il malcontento e richiamando in strada decine di migliaia di persone, scese in piazza dopo l'uccisione di Renee Nicole Good.
Il Dipartimento per la Sicurezza Interna, guidato dalla segretaria Kristi Noem, ha annunciato l'invio di "centinaia di agenti in più" in Minnesota, una mossa interpretata da molti come un inasprimento della risposta statale alle proteste. Nel tentativo di chiarire le circostanze che portarono alla morte della 37enne, lo stesso Dipartimento ha diffuso un nuovo video, della durata di tre minuti e trenta secondi e privo di audio, relativo ai momenti precedenti il fatale episodio. Quelle immagini, girate da un'altezza superiore rispetto al livello stradale e a una distanza considerevole, mostrano l'auto di Good ma, come ammesso dagli stessi federali, non catturano alcun dialogo; la didascalia che le accompagna si limita ad affermare che la donna "ostacolava la polizia", una versione che i manifestanti e gli attivisti considerano del tutto insufficiente e parziale.
Quella di Renee Good, il cui cognome – non a caso – significa "buona" in inglese, è diventata in pochi giorni una bandiera per un movimento trasversale che chiede lo smantellamento dell'Ice. Nata in Colorado con un altro cognome, la sua figura è stata assunta a grido di battaglia, con slogan come "Io sono Renee" o "Ice out for Good" che riecheggiano dalle coste del Pacifico a quelle dell'Atlantico. Le piazze, da San Francisco a Boston, passando per città meno usualmente in prima linea come Las Vegas o Nashville, si sono riempite per la seconda notte consecutiva, mostrando una rabbia che va ben oltre i confini di Minneapolis. Anche Portland, già teatro di durissimi scontri in passato, ha visto l'Ice al centro di nuove tensioni, mentre a New York le manifestazioni si sono susseguite a ritmo serrato.




