Monreale, la strage e le armi del massacro: "Pigghia u ferru, sparaci in capu"
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Redazione Interno
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Le indagini sulla strage di Monreale, che nella notte del 27 aprile ha lasciato tre morti e due feriti, si arricchiscono di nuovi dettagli, mentre i magistrati ricostruiscono i minuti precedenti alla sparatoria. A scatenare la rissa, secondo quanto emerge dalle carte dell’inchiesta, sarebbe stata la folle velocità con cui Samuel Acquisto guidava la sua motocicletta Bmw, provocando l’ira di Salvatore Turdo, che lo avrebbe rimproverato. «Turdo gli diceva di andare piano», riferiscono i testimoni, ma la situazione è degenerata in pochi istanti, trasformando la piazza gremita per la festa del Santissimo Crocifisso in un teatro di violenza.
Le armi utilizzate per il massacro, una Beretta e una Colt 1911, sono finite al centro delle indagini della procura di Palermo, coordinata dal gip Ivana Vassallo. Secondo i racconti dei presenti, Acquisto avrebbe incitato l’amico Salvatore Calvaruso a sparare gridando: «Pigghia u ferru… sparaci in capu». Un ordine che sarebbe stato eseguito senza esitazione, con venti colpi esplosi ad altezza d’uomo, mentre la folla cercava di mettersi in salvo. Tra i sopravvissuti, c’è chi ha raccontato di aver visto i propri amici cadere sotto i proiettili, e chi, miracolosamente illeso, ha udito il click di un’arma inceppata puntata contro di lui.




