Monreale, i due ragazzini e la strage: "Pigghia u ferru, spara in capu"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Guardateli bene, quei due volti quasi adolescenti. Samuel D’Acquisto, 18 anni, e Salvatore Calvaruso, 19, sembrerebbero poco più che ragazzi qualunque, quelli che incroci al bar o in motorino per le strade di Palermo. Eppure, secondo gli inquirenti, dietro quell’aria da ragazzini si nasconderebbero le mani – o almeno le complicità – di una delle stragi più brutali degli ultimi anni a Monreale.

La notte tra il 26 e il 27 aprile, tre giovani sono stati uccisi in una sparatoria che ha sconvolto il paese. Le indagini, ancora in corso, ricostruiscono una dinamica agghiacciante: un testimone avrebbe sentito uno dei due ordinare all’altro, in dialetto, di «prendere il ferro» e poi «sparare in testa». Parole che, se confermate, non lasciano spazio a dubbi sulla premeditazione.

La gip Ivana Vassallo ha convalidato il fermo per D’Acquisto, ritenendolo coinvolto in modo «determinante». Anche Calvaruso, già in carcere, è indagato per concorso in strage. Quel che colpisce, oltre alla ferocia dei fatti, è l’età degli accusati: poco più che maggiorenni, già travolti da un vortice di violenza che sembra uscito da un film.

I carabinieri, analizzando movimenti e telefonate, lavorano per ricostruire ogni dettaglio. La moto su cui si sarebbero allontanati, una BMW, è solo uno dei tasselli. Quello che emerge è un quadro in cui l’efferatezza stride con la giovane età dei sospettati, lasciando una domanda aperta: com’è possibile che due ragazzi siano finiti nel mezzo di una strage?

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