La sfida della prevenzione in Italia e il nuovo alleato tecnologico

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Redazione Salute Redazione Salute   -   I dati forniti dalla Società Europea di Cardiologia, e recentemente discussi nel corso di un incontro dedicato alla salute presso Apple Italia, delineano un quadro preoccupante per quanto riguarda lo stato di forma degli italiani: il nostro Paese si posiziona al terzultimo posto in Europa per la pratica di attività fisica regolare e, contestualmente, detiene il poco invidiabile primato del terzo posto per l'obesità in età adolescenziale -1. Sono numeri, questi, che acquistano un peso specifico ancora maggiore se letti alla luce del fatto che le malattie cardiovascolari rappresentano tuttora la principale causa di mortalità, e che su di esse si potrebbe incidere in modo sostanziale intervenendo proprio sui fattori di rischio modificabili come la sedentarietà e le cattive abitudini alimentari. Il professor Stefano Carugo, direttore del dipartimento di Cardiochirurgia del Policlinico di Milano, ha avuto modo di sottolineare come l'acquisizione di un dato biometrico, che si tratti di un elettrocardiogramma o del conteggio dei passi compiuti nell'arco di una giornata, rappresenti il fondamento imprescindibile per una strategia di prevenzione cardiovascolare davvero efficace -1.

La sperimentazione italiana che guarda al futuro

In questo scenario, la risposta della comunità scientifica si sta strutturando attraverso iniziative di ampio respiro, tra le quali spicca il progetto CV Prevital. Si tratta di un programma nazionale di prevenzione cardiovascolare primaria, affidato alla Rete Cardiologica IRCCS del Ministero della Salute su mandato del Parlamento, che ha numeri tutt'altro che trascurabili: oltre 27 mila cittadini sono stati coinvolti, e per ciascuno di loro sono state raccolte più di mille variabili. L'obiettivo, ambizioso, è quello di valutare la fattibilità e l'efficacia di modelli di prevenzione che si basano sulle tecnologie digitali, e in questo contesto sono stati generati e inviati, tramite applicazione, circa due milioni di messaggi educazionali personalizzati. La ricerca, come spiegato anche in sede di meeting dalla professoressa Giovanna Liuzzo del Policlinico Gemelli, mira a fornire nuovi elementi per aggiornare le cosiddette "carte del rischio", che attualmente non tengono conto dell'evoluzione delle capacità diagnostiche e delle possibilità di intervento. Il follow-up, della durata di cinque anni, servirà a comprendere se l'uso di questi "nudge" digitali, ovvero di suggerimenti mirati, possa davvero tradursi in un cambiamento duraturo dello stile di vita.

L'orologio al polso come strumento clinico

Parallelamente alla ricerca istituzionale, il mercato dei dispositivi indossabili sta proponendo soluzioni che, di fatto, trasformano oggetti di uso quotidiano in potenziali alleati della salute. L'Apple Watch, ad esempio, integra sensori ottici ed elettrici in grado di monitorare in tempo reale i parametri vitali del cuore, riuscendo a rilevare segni di patologie insidiose proprio perché asintomatiche, come la fibrillazione atriale. È possibile, appoggiando un dito sulla corona dell'orologio, effettuare un elettrocardiogramma a una derivazione in trenta secondi, un tracciato che può essere condiviso in formato PDF con il proprio medico curante. Il professor Carugo, in più occasioni, ha evidenziato come la precisione e l'accuratezza di questi strumenti siano migliorate nel tempo: la segnalazione di una possibile fibrillazione atriale, ha dichiarato, raggiunge oggi una rilevanza clinica superiore al novanta per cento. Una percentuale che, unita alla semplicità con cui i dati vengono resi disponibili e spiegati all'utente, apre scenari inediti per il monitoraggio domestico.

La prevenzione passa anche dalle orecchie

L'attenzione, però, non si concentra esclusivamente sul cuore. Gli auricolari, in particolare gli AirPods Pro, stanno ampliando il loro raggio d'azione trasformandosi in strumenti per la tutela dell'udito. I microfoni integrati sono capaci di monitorare costantemente la pressione acustica dell'ambiente circostante, segnalando quando ci si trova esposti a livelli sonori potenzialmente dannosi, come può accadere durante un concerto. Esiste, inoltre, la possibilità di eseguire un vero e proprio test dell'udito di livello clinico in pochi minuti, una funzione che permette di valutare eventuali perdite uditive per ogni orecchio e di monitorarle nel tempo. Frank Lin, otorinolaringoiatra della Johns Hopkins University e membro del Clinical Team di Apple, ha ricordato come l'Organizzazione Mondiale della Sanità stimi che circa il venti per cento della popolazione mondiale conviva con qualche forma di perdita dell'udito, e come questa condizione rappresenti il più grande fattore di rischio modificabile per lo sviluppo di demenza. Una correlazione, quest'ultima, che sottolinea quanto la prevenzione in ambito uditivo non riguardi solo le orecchie, ma la salute cognitiva nel suo complesso.

La questione normativa e la gestione dei dati

Un capitolo a parte merita la funzione che trasforma gli AirPods Pro in un supporto all'ascolto per chi ha già difficoltà uditive. Si tratta di una funzionalità regolamentata e approvata come dispositivo medico di Classe IIa nell'Unione Europea, già disponibile in paesi come Germania e Regno Unito. In Italia, così come in Francia e Spagna, permangono alcune complessità legate alle normative che regolano la distribuzione degli apparecchi acustici, e al momento non esiste ancora un percorso chiaro per la sua disponibilità. Resta, sullo sfondo, il tema della privacy, un aspetto cruciale quando si maneggiano dati sensibili come quelli sanitari. L'approccio, dichiarato dall'azienda di Cupertino, è quello di mantenere tutti i dati criptati e accessibili al solo utente, con Apple che non ha la possibilità di visualizzarli: una scelta che mira a garantire la sicurezza in un campo, quello della salute digitale, destinato a diventare sempre più centrale.

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