Serena Brancale a Sanremo 2026 con Qui con me, il brano dedicato alla madre scomparsa
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
C’è una continuità sottile, eppure netta, nel modo in cui Serena Brancale vive il suo rapporto con il palco dell’Ariston. Dopo il debutto tra le Nuove Proposte nel 2015 – era l’edizione condotta da Carlo Conti insieme ad Arisa, Emma Marrone e Rocío Muñoz Morales, quella che incoronò Giovanni Caccamo e Il Volo – e il ritorno lo scorso anno tra i Campioni con Anema e Core, la cantautrice barese torna alla 76ª edizione del Festival di Sanremo con Qui con me. Stavolta, però, non c’è traccia della spensieratezza funk che l’aveva fatta conoscere al grande pubblico, né del ritmo trascinante di Baccalà, il tormentone in dialetto che nel 2024 era esploso su TikTok trasformandosi in un fenomeno virale. Il nuovo brano, lo ha spiegato lei stessa nel corso delle interviste rilasciate al truck di RTL 102.5, richiede una forma diversa di coraggio: quella di mostrare una parte inedita di sé, più raccolta e vulnerabile.
L’eredità di Maria De Filippis e la presenza nell’assenza
Qui con me è una dedica esplicita a sua madre, Maria De Filippis, insegnante italo-venezuelana e musicista, scomparsa nel 2020. Non si tratta di una metafora o di un riferimento generico alla figura materna: la stessa Brancale ha voluto accompagnare l’uscita del brano con una lettera personale indirizzata alla madre, chiarendo senza ambiguità il senso di questo lavoro. “Dopo più di cinque anni, mamma, mi sono decisa a scriverti questa lettera”, si legge nel testo diffuso alla stampa, “io lo so, e lo so con quella certezza che non ha bisogno di prove, che tu sei ancora qui con me”. Una dichiarazione che trasforma il palcoscenico in uno spazio intimo, quasi privato, e che restituisce al pubblico il peso di un lutto elaborato lentamente, senza la pretesa di archiviarlo ma imparando a conviverci. La canzone – che nei primi ascolti ha già ottenuto un riconoscimento significativo vincendo il Premio Lunezia per il valore letterario del testo – parla di questa presenza che sopravvive nelle piccole cose, nelle mani che assomigliano a quelle di lei, nella complicità silenziosa che nemmeno la morte è riuscita a spezzare.
La dimensione famigliare e il ruolo della sorella Nicole
A rendere ancora più toccante la partecipazione di Serena a questa edizione è la scelta di coinvolgere la famiglia in modo concreto. Sul podio dell’orchestra, a dirigere il brano, ci sarà infatti la sorella maggiore Nicole, quarantatré anni, diplomata al Conservatorio e insegnante di pianoforte, che aveva già accompagnato Serena nella scorsa edizione. Una presenza che rafforza quel legame con le origini e con la memoria della madre, in un percorso artistico che diventa anche un cammino di condivisione famigliare. Il padre Agostino, ex calciatore di serie C negli anni Ottanta, ha invece scelto di non essere presente all’Ariston – una decisione che la cantante ha spiegato con comprensione, conoscendo la difficoltà del genitore nel gestire le emozioni legate a un tributo così intenso per la moglie scomparsa. La capacità di raccontare queste dinamiche private senza filtri, ma anche senza strappi, è del resto uno dei tratti distintivi di un’artista che da anni costruisce la propria identità musicale su un equilibrio calibrato tra tecnica e autenticità.
La vita privata e il sostegno del compagno Dario Morello
Lontano dal palco, Serena Brancale condivide la sua quotidianità con Dario Morello, pugile calabrese soprannominato “Spartan”, nato nel 1993 e vincitore di titoli nazionali nella categoria Youth. La loro relazione, resa pubblica nel 2024, è raccontata dalla cantante come un sostegno fondamentale: Morello, ha dichiarato in più occasioni, è il suo primo fan, capace di guardarla con occhi innamorati senza lasciarsi intimidire dai riflettori. Non c’è competizione tra i rispettivi mondi, anzi, la disciplina del pugilato e quella della musica sembrano trovare un punto d’incontro nella dedizione e nel rispetto reciproco. Durante la scorsa edizione del Festival, la coppia aveva festeggiato San Valentino insieme a Nicole, e quei momenti di normalità rubati al caos sanremese erano diventati virali sui social, umanizzando ulteriormente la figura di un’artista che, nonostante il successo, conserva uno sguardo ironico e concreto sulla vita. A riprova di una maturità artistica ormai consolidata, Brancale ha raccontato di aver inizialmente faticato a interpretare Qui con me senza piangere, costringendosi quasi a una distanza emotiva per poterla restituire con la giusta misura, prima di riappropriarsi del testo in modo pieno e consapevole.
Il percorso artistico e il significato del brano in gara
Classe 1989, nata a Carbonara di Bari, Serena Brancale ha alle spalle una formazione solida: studi di violino al Conservatorio, un diploma in canto jazz e un passato da turnista nei matrimoni di Puglia, esperienza che lei stessa ricorda con affetto e senza alcuna vergogna. Prima di esplodere con Baccalà, aveva collaborato con artisti del calibro di Mario Biondi e Ghemon, e persino Quincy Jones aveva speso parole di stima per una sua cover. Oggi, con Qui con me, la sua voce attraversa l’Ariston con una consapevolezza diversa: il testo parla di quella complicità cercata da bambina negli occhi di una madre, e ritrovata oggi nella certezza che certe presenze non si dissolvono. “Scalerei la terra e il cielo, anche l’universo intero per averti ancora qui con me”, canta nel ritornello, e l’iperbole – si potrebbe notare – suona vera proprio perché radicata in un dolore che non cerca facili consolazioni. A suggellare il momento, nella serata finale Serena indosserà un abito comprato insieme alla madre, quasi a volerla fisicamente accanto in quel momento di celebrazione e memoria. La musica, in questo caso, non è solo spettacolo: è il prolungamento naturale di un legame che il tempo non ha interrotto.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
