Serena Brancale, a Sanremo tra i premi e l’abito della madre scomparsa

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L’edizione numero settantasei del Festival di Sanremo, che ha visto il trionfo di Sal Da Vinci con il brano “Per sempre sì”, ha confermato Serena Brancale tra le voci più intense e apprezzate del panorama musicale italiano, regalandole una posizione di rilievo nella classifica finale e un bottino di premi che ne certificano la maturità artistica. La cantautrice pugliese, in gara con “Qui con me”, si è piazzata al nono posto, ma è sul fronte dei riconoscimenti collaterali che la sua partecipazione ha lasciato un segno profondo: a lei sono andati il Premio della Sala Stampa “Lucio Dalla”, il Premio Lunezia e il Premio Tim, un tris che sottolinea il valore testuale, musicale e comunicativo del suo pezzo.

Il brano, che la stessa artista ha definito una lettera indirizzata alla madre Maria De Filippis, scomparsa nel 2020, ha rappresentato il cuore emotivo di questa sua esperienza all’Ariston. Originaria di Bari, cresciuta a Valenzano, Serena Brancale ha raccontato più volte come la musica le abbia fatto da terapia, permettendole di trasformare un dolore privato in un’espressione artistica universale, capace di arrivare al pubblico con una forza rara. La genesi di “Qui con me” è legata a doppio filo alla figura materna: Maria, musicista e insegnante di canto, era stata la prima a credere nel talento delle figlie, trasmettendo a Serena e a Nicole quella passione che oggi le vede condividere il palco. In fase di scrittura, l’interprete ha faticato a tenere a bada l’emozione, piangendo durante le prime prove e dovendo imparare a distaccarsi dal testo per poterlo poi restituire con la giusta intensità.

Sul palco del Teatro Ariston, la dimensione famigliare del percorso di Serena Brancale è diventata tangibile. Nella serata finale, la cantante ha indossato un abito nero che era appartenuto a sua madre, un gesto discreto ma potentissimo che ha reso l’esibizione un momento di intimità condivisa con milioni di telespettatori. Accanto a lei, a dirigere l’orchestra, c’era la sorella maggiore Nicole, diplomata al conservatorio e oggi docente di pianoforte, che non ha trattenuto le lacrime al termine dell’esecuzione. Un’immagine, quella delle due sorelle unite nel ricordo della madre, che ha suggellato una performance già di per sé carica di pathos e che ha trasformato l’esibizione in una sorta di rito laico e commovente.

Il dolore e la memoria nel nuovo progetto discografico “Sacro”

Il percorso artistico di Serena Brancale non si ferma al Festival. “Qui con me” è infatti il primo assaggio di “Sacro”, il suo nuovo album in uscita il prossimo 10 aprile, un lavoro che promette di espandere il racconto intimo iniziato sul palco dell’Ariston. Se il singolo presentato a Sanremo è un dialogo diretto con l’assenza della madre, il disco, come anticipato dalla stessa artista e dal materiale promozionale, si muoverà su un crinale più ampio, esplorando concetti di radici, spiritualità e appartenenza, in un equilibrio tra groove e introspezione che da sempre contraddistingue il suo stile. D’altronde, la sua musica ha sempre saputo coniugare la solida formazione jazz con le incursioni nel soul e nella musica popolare, un linguaggio che l’ha portata a collaborare con artisti del calibro di Alessandra Amoroso e a collezionare dischi di platino con brani come “Anema e Core” e “Serenata”.

La sua carriera, del resto, è costellata di tappe significative che l’hanno portata dai locali ai grandi palchi internazionali, come i Blue Note di Tokyo e New York, senza mai dimenticare le sue origini. A Foggia, ad esempio, il concerto di Ferragosto del 2025 era stato accolto con entusiasmo dalla sindaca Maria Aida Episcopo, che non ha mancato di rivolgere alla cantante un pensiero affettuoso a ridosso del Festival, definendo la sua vittoria come una “vittoria morale” per la città e per l’intera regione. Un legame, quello con il territorio, che Serena Brancale coltiva anche attraverso l’uso del dialetto barese in alcuni suoi brani, una scelta che l’ha resa unica nel panorama pop italiano e che, come nel caso di “Baccalà”, è diventata virale. La partecipazione alla kermesse del 2026, con un bagaglio di esperienza e una consapevolezza diverse rispetto agli esordi del 2015, l’ha vista protagonista anche nella serata delle cover, dove ha duettato con Gregory Porter e Delia in “Bésame Mucho”, chiudendo idealmente un cerchio che riportava alle atmosfere jazz e latin della sua infanzia.

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