Serena Brancale, il palco di Sanremo e il ricordo della madre: “Mia mamma è sempre con me”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La partecipazione al Festival di Sanremo 2026, al di là della posizione in classifica, ha rappresentato per Serena Brancale un capitolo profondamente intimo e personale della sua vita e della sua carriera. La cantautrice barese, che ha presentato il brano “Qui con me”, ha trasformato il palco dell’Ariston in un luogo di memoria e di dichiarazione d’amore postuma, dedicando la sua esibizione alla figura materna, scomparsa qualche anno fa. Non è stato solo un tributo artistico, ma un vero e proprio dialogo emotivo reso possibile attraverso la musica e, in modo tangibile, attraverso un oggetto dal valore simbolico incalcolabile: l’abito che la cantante ha scelto di indossare durante la serata finale. Quell’abito non era un semplice capo d’alta moda, ma un vestito appartenuto a sua madre, un modo per portarla fisicamente con sé su quel palco, avvolta nel suo “odore” e nella sua memoria. Un gesto che ha aggiunto uno strato di profondità a una performance già carica di pathos, dimostrando come il vissuto personale possa intrecciarsi indissolubilmente con l’espressione artistica.
Dalla passione ereditata al desiderio di maternità
Il legame con la madre Maria, nata in Venezuela e arrivata in Italia da bambina, stabilendosi a Ceglie del Campo, alle porte di Bari, è la radice stessa della vocazione artistica di Serena Brancale. La stessa cantante ha più volte raccontato come la madre fosse considerata “l’artista del paese”, colei che aveva una voce bellissima e che, ascoltando le cassette di Pino Daniele, si innamorò di Agostino Brancale, calciatore di serie C. Fu lei a trasmettere alla figlia l’amore sconfinato per la musica, un’eredità che Serena ha coltivato e sviluppato, prima studiando violino, poi diplomandosi in canto jazz, fino a percorrere una strada artistica che l’ha portata dai palchi dei locali ai riflettori del Festival. Questa eredità emotiva si è poi naturalmente intrecciata con un altro desiderio, emerso con forza proprio in questo periodo della sua vita: quello di diventare madre a sua volta. Raccontandosi nel salotto di “Verissimo”, Serena ha rivelato che questo suo nuovo e profondo desiderio è nato guardando Alessandra Amoroso, con cui ha duettato nel brano “Serenata”. La vista della collega in dolce attesa, con quel pancione e quella luce speciale negli occhi, ha acceso in lei una scintilla, facendole capire quanto anche lei desideri provare quella gioia e quella pienezza, completando un ideale cerchio della vita che la riporterebbe, in un certo senso, alla sua stessa origine.
Gli esordi tra cinema, talent e jazz
Prima di calcare il palco dell’Ariston e di commuovere il pubblico con le sue ballate intime, Serena Brancale ha costruito la sua carriera passo dopo passo, accumulando esperienze e affrontando anche qualche delusione. Il suo esordio nel mondo dello spettacolo risale al 2003, quando, appena quattordicenne, recitò nel film “Mio cognato”, diretto da Alessandro Piva. Un’esperienza cinematografica che però non ebbe un seguito, poiché la sua strada era già segnata dalla musica. Qualche anno più tardi, nel 2009, decise di mettersi alla prova partecipando ai provini di X Factor. Quell’esperienza, però, si concluse con un rifiuto: venne scartata, una battuta d’arresto che non ne ha però fermato la determinazione. Anzi, da lì a poco, nel 2011, fondò il Serena Branquartet, una formazione con cui iniziò a muovere i primi passi nel mondo del jazz e con cui registrò l’album dal vivo “Serena Brancale Live”. Furono anni di gavetta, di musica suonata, di matrimoni e di serate, durante i quali ha affinato il suo stile e la sua personalità vocale, lontano dai riflettori ma con lo sguardo sempre puntato verso il futuro.
Un filo di seta tra passato e futuro
Il percorso che ha portato Serena Brancale a Sanremo 2026 è stato quindi un viaggio a ritroso e in avanti allo stesso tempo: un ritorno alle origini, al ricordo della madre e alle sue radici familiari, ma anche uno slancio verso il futuro, rappresentato dal desiderio di maternità e da una carriera ormai matura e solida. Quel filo di seta che lei stessa dice di sentire, quella voce che sente sempre più simile a quella della madre, è il simbolo di una continuità che va oltre la semplice eredità artistica. È una presenza costante, un supporto invisibile ma palpabile, che l’ha sostenuta sul palco più importante d’Italia. La sua interpretazione, carica di sentimento e di una semplicità disarmante, ha trovato la sua forza proprio in questa autenticità, nella capacità di trasformare il dolore della perdita in un messaggio universale di amore e di resilienza, un messaggio che ora Serena è pronta a vivere in prima persona anche in una nuova veste, quella di madre.
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