La Yamaha chiude i suoi piloti in un silenzio stampa che grida rivolta: a Buriram è crisi nera per la M1 con il nuovo V4, e parlano solo i numeri

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Redazione Sport Redazione Sport   -   dell’articolo:

La scelta, per certi versi drammatica, di imporre il silenzio stampa ai quattro piloti schierati in Tailandia rappresenta forse la più eloquente delle ammissioni: la nuova M1 spinta dal motore V4, un azzardo tecnico su cui la Casa di Iwata ha deciso di investire il proprio futuro dopo anni di declino con il tradizionale quattro cilindri in linea, non è semplicemente immatura, ma appare ai blocchi di partenza di questo campionato 2026 come la moto oggettivamente meno competitiva dell’intera griglia. Se il giro di vite imposto dalla dirigenza, che ha visto il managing director Paolo Pavesio presentarsi da solo davanti ai microfoni per affrontare l’onda delle critiche, suona come un tentativo disperato di proteggere la squadra da una tempesta mediatica altrimenti inevitabile, i freddi riscontri cronometrici al termine del Gran Premio della Thailandia raccontano una verità ben più aspra e difficile da gestire per un reparto corse abituato a vincere.

I numeri, si sa, sono ostinati, e quelli del Chang International Circuit di Buriram delineano un quadro desolante per il team di Lin Jarvis: Fabio Quartararo, il campione del mondo del 2021 che avrebbe dovuto traghettare l’azienda verso questa nuova era, ha concluso la gara in quattordicesima posizione, staccato di oltre trenta secondi dal vincitore, un distacco che da solo vale più di mille parole. Alle sue spalle, a completare una classifica che assume i contorni di una disfatta silenziosa, si sono piazzati nell’ordine Alex Rins, quindicesimo, e i due rookies del team satellite Pramac, quel Toprak Razgatlioglu — reduce da una carriera trionfale in Superbike — diciassettesimo, e Jack Miller, diciottesimo. Una débâcle corale che lascia poco spazio a interpretazioni, certificando come il progetto V4, annunciato con ambizione e sviluppato in tempi record per colmare il divario tecnico accumulato nei confronti di Ducati, Aprilia e KTM, necessiti ancora di una gestazione lunga e complessa.

Paolo Pavesio, chiamato a gettare acqua sul fuoco di una protesta che inevitabilmente ribolle dietro il paramento dei box, ha scelto una metafora tanto efficace quanto preoccupante per descrivere l’impresa che attende i tecnici giapponesi ed europei: “Abbiamo una montagna di trenta secondi da scalare” ha dichiarato, cercando di contestualizzare il tracollo in una visione strategica di più ampio respiro. Una montagna che, nelle sue parole, non rappresenta solo il ritardo accusato sulla pista thailandese, ma l’intero gap prestazionale da colmare per tornare a lottare con i migliori. “Non siamo in crisi” ha voluto precisare il dirigente, visibilmente conscio del fatto che l’opinione pubblica e gli appassionati tendono a giudicare con poca clemenza un costruttore che ha dominato un’epoca e che ora si ritrova a fare da comparsa, ma la decisione di isolare i piloti dal contatto con i giornalisti suggerisce il tentativo di blindare l’ambiente da eventuali dichiarazioni al vetriolo che Quartararo, da sempre carattere sanguigno e poco incline alla diplomazia, avrebbe potuto lasciar sfuggire a caldo.

La genesi di questo momento buio affonda le radici in una rivoluzione copernicana avviata con coraggio ma forse con tempistiche non ottimali: l’abbandono del motore quattro cilindri in linea, una sorta di firma genetica della M1, per abbracciare la configurazione V4 che ormai da anni è lo standard per tutti gli altri costruttori. Un cambiamento epocale che, come spiegato dallo stesso Pavesio in passato, non si limita al solo propulsore ma comporta una rivisitazione totale dell’architettura della moto, con ricadute inevitabili sull’aerodinamica, sul bilanciamento del telaio e, di conseguenza, sulla guidabilità. Un progetto iniziato appena diciotto mesi fa e già portato al debutto, con la consapevolezza che il 2026 sarebbe stato un anno di transizione e di apprendistato forzato, ma forse nessuno in seno al management nipponico si attendeva un esordio così traumatico, con i cronometri che fotografano un distacco in termini di passo gara che rasenta l’imbarazzo.

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