Ktm, il salvataggio da 600 milioni arriva da Bajaj: ora la sfida è la ristrutturazione
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Redazione Economia
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A poche ore dalla scadenza del 23 maggio, KTM ha evitato il baratro grazie all’intervento di Bajaj Auto, partner indiano già azionista di minoranza con il 49,9% del marchio. I 566 milioni di euro – equivalenti a circa 600 milioni considerando gli oneri finanziari – sono stati mobilizzati attraverso un pool di banche internazionali, tra cui JPMorgan, DBS e Citigroup, che hanno erogato prestiti non garantiti alla divisione europea del gruppo. L’operazione, definita "decisiva" da fonti vicine ai negoziati, consente al costruttore austriaco di avviare la ristrutturazione del debito, ma lascia aperte questioni cruciali sul futuro del gruppo.
Bajaj, secondo produttore mondiale di scooter e quarto nel settore motociclistico con oltre un milione di veicoli l’anno, rafforza così il suo ruolo nell’ecosistema Pierer Mobility, holding che controlla KTM, Husqvarna e GasGas. La struttura proprietaria, già articolata, vede infatti Bajaj detenere quasi la metà di Pierer Bajaj AG, società a sua volta maggioritaria in Pierer Mobility AG con il 74,9%. Un intreccio che spiega perché l’India, pur non avendo il controllo diretto, abbia giocato un ruolo determinante nel salvataggio.
L’ingresso di capitali asiatici nel mercato europeo dei motori non è una novità, ma il caso KTM segna un ulteriore passo nella ridistribuzione degli equilibri globali. Se la Cina, con marchi come CFMoto e Loncin, ha ormai superato molti competitor storici, l’India – grazie a colossi come Bajaj e TVS – sta consolidando la sua influenza attraverso partnership e acquisizioni. Resta da capire come questo influirà sulle scelte industriali, a cominciare dalla partecipazione alla MotoGP, dove KTM è impegnata con un team factory e uno satellite




