Spalletti e la Juventus tra il freddo di Bodo e l'assenza di Gatti
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Redazione Sport
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L'aria gelida che spira dal circolo polare artico, quella che Spalletti ha definito "tagliata" e che "ti batte negli occhi", rappresenta solo una delle variabili con cui la Juventus deve confrontarsi nell'anticamera di una partita già di per sé carica di significato. L'altra, forse più insidiosa perché interna, è l'emergenza difensiva che priva il tecnico di Federico Gatti, colpito da una febbre alta e da una sindrome influenzale che ne hanno precluso la presenza anche nell'ultima seduta di allenamento alla Continassa. Una mazzata, per usare un termine che non ammette interpretazioni, per una squadra che affronta un match decisivo per i playoff di Champions League, costretta a rivedere i propri piani in un momento delicatissimo.
La difesa in allarme e le parole del tecnico
Con Gatti fuori, già lasciato in panchina nella trasferta di Firenze a causa di un malessere poi degenerato, il reparto arretrato si trova in uno stato di allarme che Spalletti deve gestire con le risorse rimanenti. Il tecnico, che pure non ha nascosto come l’ambiente nello spogliatoio sia stato oggetto di critiche esterne, ha voluto subito chiarire la sua posizione, affermando con decisione che "i giocatori non hanno fatto così male come si vuol far sapere". Una presa di posizione netta, la sua, che funge da scudo per la squadra e che ribadisce come la responsabilità di alzare l’asticella sia un compito collettivo.
La sfida stimolante del campo e del clima
Oltre alla questione puramente tattica e fisica, Spalletti ha voluto soffermarsi sulle peculiarità ambientali che attendono la sua squadra in Norvegia, trasformando quello che molti considerano uno svantaggio in un potente stimolo. "Per chi è abituato al freddo e a queste temperature effettivamente è differente", ha ammesso, riconoscendo la difficoltà oggettiva di un’aria così fredda da non permettere, a volte, di tenere gli occhi aperti quando il vento si fa più intenso. Tuttavia, è proprio in questa anomalia che il ct della Juventus vede un’opportunità di crescita, una prova da superare per dimostrare di sapersi adattare e di saper gestire le difficoltà che, inevitabilmente, il percorso in una competizione europea riserva.
Le responsabilità come unica via
Il fulcro del ragionamento di Spalletti, al di là delle condizioni meteorologiche e delle assenze forzate, rimane la necessità di affrontare le proprie responsabilità. "O si affrontano le responsabilità o si perde", ha dichiarato senza mezzi termini, indicando in questa scelta la linea di confine tra il successo e l’insuccesso. Pur avendo visto "tutta la voglia" della squadra, il mister insiste sulla necessità di "tirare fuori" qualcosa in più, di utilizzare al meglio tutte le qualità a disposizione, come fossero "i cavalli che abbiamo", in una metafora che richiama alla massima espressione della potenza e dell’impegno.




