Kia Vision Meta Turismo, quando il gran turismo diventa esperienza immersiva

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   MILANO – C’è un momento, nella routine quotidiana di chi scrive di motori, in cui si smette di guardare l’automobile come un semplice oggetto meccanico per iniziare a percepirla come un contenitore di significati. La Kia Vision Meta Turismo, presentata in questi giorni alla Milano Design Week, incarna esattamente questo passaggio di consegne: dalla performance pura a una miscela complessa dove guida, interazione digitale e spazio abitabile convergono in una sintesi inedita. Dopo un’anteprima tenutasi in Corea lo scorso dicembre, in occasione degli ottant’anni del marchio, il concept fa il suo debutto globale nel capoluogo lombardo, esposto al Salone dei Tessuti di via San Gregorio fino al 26 aprile insieme ad altri cinque prototipi elettrici che ripercorrono l’evoluzione stilistica della casa coreana.

Non si tratta, come spesso accade in queste manifestazioni, di un semplice esercizio di stile. La Vision Meta Turismo nasce sotto il segno della filosofia “Opposites United”, quel pilastro concettuale che il brand coreano ha trasformato nel filo conduttore della propria identità visiva e che trova nella tensione tra elementi contrastanti – intuizione e razionalità, forma e funzione, analogico e digitale – la sua ragion d’essere. Il tema scelto per l’edizione 2026 della kermesse milanese, “Resonance of Opposites”, declina questo principio in due installazioni parallele: “Journey of Reflection”, al Museo della Permanente, esplora le radici emotive e culturali del design; “Journey of Projection”, invece, dà forma concreta alla visione, e sono proprio i volumi scolpiti della nuova arrivata a rubare la scena.

Un abitacolo a due anime tra cockpit e lounge

A osservarla da fuori, la silhouette filante e ribassata tradisce un’ispirazione precisa: quella delle gran turismo degli anni Sessanta, rilette però attraverso una lente futuristica che richiama certi linguaggi dell’aeronautica. La cabina è avanzata, il padiglione vetrato si sviluppa in continuità con il cofano, e i passaruota posteriori, volutamente marcati, conferiscono una presenza scenica che non passa inosservata. Ma è all’interno che il concept gioca la sua partita più interessante, perché l’abitacolo rinuncia volutamente alla tradizionale impostazione uniforme per frammentarsi in due esperienze distinte. Dal lato guida, troviamo un ambiente orientato alla performance: seduta alleggerita, strumentazione ultrasottile e una serie di comandi – tra cui spicca un joystick virtuale che simula le cambiate – studiati per restituire fisicità a una guida che, nell’era elettrica, rischia di diventare eterea.

Sull’altro lato, la musica cambia radicalmente. Il posto del passeggero è pensato come una vera e propria lounge, con un’imbottitura dedicata e una postura studiata per la fruizione di contenuti in realtà aumentata attraverso un visore 3D integrato. E quando l’auto è ferma, la seduta può ruotare di 180 gradi, trasformando lo spazio anteriore in una sorta di salottino sociale. Questa dualità non è un vezzo, ma una dichiarazione di intenti: l’automobile, nella visione di Kia, cessa di essere un semplice strumento per spostarsi da un punto A a un punto B per diventare un ambiente da vivere, un “luogo per l’interazione” – come lo hanno definito i progettisti – dove il confine tra guida e intrattenimento si fa sempre più sottile.

Il volante diventa controller e la realtà aumentata cambia le regole

Al centro di questa riconfigurazione dell’esperienza di bordo c’è il volante, la cui forma squadrata e i cui comandi integrati tradiscono un’ispirazione dichiarata: i controller dei videogiochi. È attraverso questo elemento che il conducente accede ai tre modi d’uso pensati per modulare l’esperienza in base al contesto. C’è la modalità “Speedster”, che enfatizza la sensazione di velocità con effetti visivi e sonori avvolgenti, e la modalità “Dreamer”, pensata per gli spostamenti urbani e capace di sovrapporre strati informativi digitali al paesaggio reale grazie a un head-up display a realtà aumentata di ultima generazione. Infine, la modalità “Gamer”, attivabile esclusivamente a veicolo fermo, trasforma l’auto in una piattaforma di intrattenimento: un proiettore esterno crea una “zona di gioco collettiva”, mentre lo schermo principale e il volante stesso diventano strumenti per competizioni virtuali.

Quello che Kia sta sperimentando con questo concept – lo ha spiegato ai giornalisti presenti Jochen Paesen, responsabile del design degli interni – è un tentativo di colmare il divario generazionale che separa i cosiddetti “nativi digitali” dall’automobile. Molti di loro, ha osservato il manager, sono entrati in contatto con il mondo delle quattro ruote non attraverso la guida reale ma attraverso i simulatori e i videogiochi. La Vision Meta Turismo rovescia quindi la prospettiva: invece di riprodurre l’analogico nel digitale, importa le logiche e le aspettative del digitale nell’abitacolo. I suoni virtuali, le vibrazioni simulate, persino la letta marcia finta – tutto concorre a ricreare un coinvolgimento sensoriale che la silenziosità e la linearità dei powertrain elettrici rischiano di far perdere.

Una dichiarazione d’intenti più che un’anteprima di produzione

La casa coreana non ha fornito dati tecnici relativi alla potenza o all’autonomia di questo concept, segno inequivocabile che il suo scopo non è anticipare un modello di serie quanto piuttosto tracciare un perimetro concettuale entro cui si muoveranno i prossimi sviluppi del brand. La scelta di presentarlo a Milano, e non a un tradizionale salone dell’auto, conferma la volontà di posizionare il dibattito sulla mobilità elettrica non più solo sul terreno ingegneristico ma su quello più ampio del design e dell’esperienza utente. La stessa rassegna milanese, del resto, ospita da anni incursioni sempre più significative del settore automotive, e Kia – che partecipa alla Design Week per il quarto anno consecutivo – sembra aver compreso che il futuro dell’auto si gioca anche (e forse soprattutto) fuori dai consueti circuiti espositivi.

Del resto, lo ha detto chiaramente Karim Habib, vicepresidente esecutivo e responsabile del design globale di Kia, intervenuto all’apertura delle due mostre: “Resonance of Opposites è più di una mostra, è una pietra miliare del nostro percorso”. E in effetti, guardando la Vision Meta Turismo nella sua cornice milanese, viene quasi spontaneo dimenticarsi di chiedere quanti cavalli abbia o quanti chilometri possa percorrere con una carica. Domande legittime, certo, ma che forse appartengono già a un altro modo di intendere l’automobile. Un modo che Kia, con questa operazione, sembra decisa a lasciarsi definitivamente alle spalle.

Meta description: Kia Vision Meta Turismo debutta a Milano: concept che trasforma il gran turismo in esperienza immersiva tra realtà aumentata, gaming e abitacolo lounge.

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