Concessioni balneari prorogate al 2027, polemiche e promesse mancate
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Redazione Interno
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La recente approvazione del decreto "Salva infrazioni" da parte del Senato italiano ha prorogato le concessioni balneari fino al 30 settembre 2027, suscitando un'ondata di critiche e accuse di immobilismo. Con 100 voti a favore, 63 contrari e 2 astenuti, il 6 novembre il Senato ha dato il via libera definitivo al provvedimento, nato per chiudere le procedure d'infrazione europee aperte a causa del mancato rispetto della direttiva Bolkestein in Italia.
Le concessioni demaniali marittime, lacustri e fluviali, essendo di proprietà pubblica, richiedono che i privati superino una gara d'appalto per poterle utilizzare per periodi limitati di tempo. Tuttavia, la proroga delle concessioni fino al 2027 ha innescato una forte reazione tra gli imprenditori del settore balneare, rappresentati da Antonio Capacchione, presidente del Sindacato Italiano Balneari (aderente a FIPE/Confcommercio), e Maurizio Rustignoli, presidente di FIBA/Confesercenti, i quali hanno espresso una posizione di chiara contrarietà in una nota congiunta.
Il decreto "Salva infrazioni", frutto di un accordo tra il governo italiano e la Commissione europea, dovrebbe chiudere la procedura di infrazione aperta per il mancato rispetto della direttiva Bolkestein, che prevede l'obbligo di mettere a gara le concessioni demaniali. Tuttavia, la proroga delle concessioni balneari ha sollevato polemiche, poiché in altri Stati europei le concessioni sono state prorogate fino a 90 anni senza che l'Unione europea avesse nulla da obiettare.
Il mondo della nautica, invece, si è dichiarato soddisfatto del provvedimento, che ha visto prorogate le concessioni per le strutture portuali e le società senza scopo di lucro.




