Famiglia del bosco, salta il primo incontro a Palmoli: il sindaco accusa i servizi sociali

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il piano di riavvicinamento graduale disposto dal Tribunale per i Minorenni dell'Aquila per i tre fratellini della famiglia del bosco si è arenato ancora una volta. Il primo incontro nella nuova casa messa a disposizione dal Comune di Palmoli, previsto per il 15 settembre, è saltato all'ultimo minuto, lasciando i genitori Nathan e Catherine in attesa di un rientro che non è ancora avvenuto.

Secondo quanto riferito dal sindaco Giuseppe Masciulli, i servizi sociali hanno inviato due assistenti sul posto per un sopralluogo e hanno ritenuto che non sussistessero le condizioni di sicurezza e di privacy necessarie per lo svolgimento dell'incontro. Il primo cittadino ha spiegato che l'area era stata transennata e che i giornalisti, su richiesta della stessa Catherine, si erano allontanati ben oltre il limite dei 400 metri previsto.

«Si richiedeva alle medesime operatrici se fossero necessari ulteriori accorgimenti senza riceverne alcuna», ha scritto Masciulli nella relazione destinata agli atti del procedimento, precisando che il rinvio è avvenuto «sulla base di autonome valutazioni» dei responsabili dei servizi sociali dell'Ecad 14 di Monteodorisio, nonostante «l'assenza di cose e persone in un raggio di 400 metri» dall'abitazione.

L'avvocato Simone Pillon, legale della coppia, ha annunciato che i piccoli attendevano quel momento da dieci mesi e che la loro attesa è andata delusa. Il legale ha anche contestato la comunicazione con cui i servizi sociali avevano replicato alle contestazioni, rilevando che la missiva non risultava firmata e definendola «infondata». Pillon ha respinto l'ipotesi che la difesa o i familiari abbiano diffuso date e luoghi degli incontri, sottolineando che «i genitori sono i primi a voler tutelare la privacy dei loro figli».

Il provvedimento depositato dal Tribunale per i Minorenni dell'Aquila il 30 agosto scorso aveva parzialmente accolto il ricorso della difesa, disponendo un percorso di riavvicinamento progressivo ma subordinato a una serie di condizioni. I tre bambini, che si trovano da circa nove mesi in una casa famiglia di Vasto, dovranno frequentare la scuola pubblica dell'obbligo, prevedibilmente nello stesso centro dove sono ospitati.

I giudici hanno stabilito che gli incontri protetti avvengano alternandoli tra lo spazio neutro e l'abitazione dei genitori, con facoltà di recarsi anche presso le pertinenze dell'originaria abitazione per consentire ai minori di rivedere i loro animali.

Il servizio sociale dovrà regolamentare i rapporti dapprima con rientri senza pernotto di maggior durata alla presenza di un educatore e, dopo almeno un mese di regolare frequenza scolastica, valutare l'opportunità di rientri presso i genitori nel fine settimana. Pillon ha commentato il decreto definendolo «un significativo passo in avanti», ma ha anche denunciato quella che a suo avviso costituisce una «eccessiva gradualità» e ha annunciato reclamo alla Corte d'Appello.

È fissata per il 3 novembre l'udienza davanti alla Corte d'Appello sul reclamo presentato da Pillon contro il provvedimento del Tribunale per i Minorenni. La difesa ha chiesto la discussione con la presenza delle parti. La Corte dovrà esaminare i rischi per la salute dei tre bambini legati, secondo la tesi difensiva, al «permanere del collocamento extrafamiliare» nella casa famiglia di Vasto, oltre alla «compressione del diritto dei genitori alla libertà di istruzione e di educazione».

Pillon chiede l'immediato rientro dei tre fratellini in famiglia e l'ammissione del progetto educativo di homeschooling, affidato ai due insegnanti messi a disposizione dal Comune di Palmoli. La vicenda giudiziaria era iniziata dopo che, nel settembre 2024, la famiglia era stata soccorsa in ospedale per un'intossicazione da funghi. Da quella segnalazione erano emerse criticità relative alle condizioni abitative del casolare nel bosco, all'assenza di vaccinazioni e alla mancata frequenza scolastica dei minori.

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