Giornalista fermato a Cosenza, la versione della questura e le accuse di abusi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, interpellato a margine di un evento pubblico, ha dichiarato di attenersi alle spiegazioni fornite dalla Questura di Cosenza riguardo al fermo del giornalista Gabriele Carchidi, le ricostruzioni dei fatti divergono in modo netto. «La Questura ha rilasciato un comunicato che illustra le motivazioni dell’intervento, nel rispetto dei protocolli previsti in simili circostanze», ha affermato Piantedosi, evitando di pronunciarsi su eventuali eccessi nella forza utilizzata dagli agenti.

Secondo la versione ufficiale, Carchidi avrebbe assunto un «atteggiamento ostile» durante un controllo di routine, rifiutandosi di esibire i documenti e opponendosi fisicamente agli agenti, i quali sarebbero stati costretti a ricorrere alle «procedure standard di contenimento». Un video diffuso da Striscia la Notizia mostra il giornalista bloccato a terra e ammanettato, immagini che hanno riacceso il dibattito sull’uso della forza da parte delle forze dell’ordine.

Dalla ricostruzione di Carchidi, però, emergerebbe un episodio ben diverso: il giornalista, che collabora con il sito Iacchité, sostiene di essere stato aggredito senza motivo mentre camminava nel quartiere San Vito, subendo percosse e intimidazioni. A suo dire, il fermo sarebbe legato agli articoli pubblicati di recente, nei quali denunciava presunti illeciti all’interno della Polizia. In Questura, stando alla sua testimonianza, gli sarebbe stato rivolto l’addebito di essere un «diffamatore», un’accusa che lui interpreta come un tentativo di metterlo a tacere.

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