Muere Antonio Tejero, el golpista del 23-F, a los 93 años en el mismo día de la desclasificación de los archivos sobre el asalto al Congreso
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Redazione Esteri
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Il tenente colonnello della Guardia Civil, quell'uomo dai folti baffi che con il tricorno calato e la pistola brandita al cielo irruppe nell'emiciclo del Congresso dei Deputati quel pomeriggio del 23 febbraio 1981, se n'è andato in silenzio, circondato dai familiari in una clinica di Alzira, a Valencia. Antonio Tejero Molina, simbolo vivente del fallito tentativo di colpo di Stato noto come 23-F, è morto all'età di 93 anni, e la sua scomparsa, avvenuta il 25 febbraio 2026, porta con sé l'eco di quegli spari, di quel "¡Quieto todo el mundo!" che gelò il sangue dei parlamentari e di una nazione intera che allora muoveva i primi, incerti passi nella democrazia post-franchista -4. La sua morte, però, non è stata solo la chiusura di un capitolo biografico, poiché è coincisa con la desecretazione governativa di centinaia di documenti ufficiali riguardanti proprio la tentata asonada, un intrigo di coincidenze temporali che aggiunge ulteriore spessore storico alla notizia -1.
L'irruzione e il ruolo del re nella notte che cambiò la Spagna
La storia, si sa, è spesso un intreccio di destini individuali e forze più grandi, e quella di Tejero ne è la dimostrazione plastica. Mentre lui teneva in scacco i 350 deputati, sparando in aria per imporre la legge della dittatura che rimpiangeva, dall'altra parte del Palazzo della Zarzuela si consumava una partita decisiva. I documenti ora desecretati rivelano con dovizia di particolari le concitate telefonate intercorse tra il re Juan Carlos I e i vertici militari golpisti. In una di queste, il monarca, indossata la divisa di capitano generale delle Forze Armate, fu categorico con il tenente generale Jaime Milans del Bosch, che aveva già fatto schierare i carri armati per le strade di Valencia: "Qualsiasi colpo di Stato non potrà trincerarsi dietro il re, è contro il re", gli disse, ordinandogli di ritirare le truppe e di intimare a Tejero di desistere. Fu quel messaggio televisivo, trasmesso all'una di notte, a spezzare le reni alla sollevazione, costringendo l'ex tenente colonnello, ormai isolato e privo dell'appoggio della catena di comando, ad arrendersi nelle prime ore del 24 febbraio.
Dettami golpisti e voci dalle retrovie: ciò che svelano le carte
Oltre al ruolo chiave della Corona, le 153 unità documentali rilasciate dal governo Sánchez gettano luce su particolari inediti e, per certi versi, grotteschi della macchina golpista. Emerge, ad esempio, un appunto manoscritto redatto dai cospiratori in cui si analizzano gli errori commessi: tra questi, il fatale "aver lasciato libero il Borbone e averlo trattato come se fosse un gentiluomo", un errore di valutazione che, nelle loro intenzioni, non avrebbe dovuto ripetersi, indicando il sovrano come un "obiettivo da battere e annullare" per il successo di future iniziative. Non meno rivelatrici sono le conversazioni telefoniche intercorse e intercettate, che restituiscono il clima di quei frangenti. In una di queste, la moglie di Tejero, Carmen Díez Pereira, sfoga la sua amarezza con un'amica, lamentando che il marito fosse stato "lasciato solo come una cicca", tradito da quell'esercito in cui aveva riposto fiducia. Dalle carte emerge anche il coinvolgimento di almeno sei agenti del CESID, i servizi segreti dell'epoca, e la conferma che i militari che presero d'assalto gli studi di RTVE avevano ricevuto l'ordine di "sparare a uccidere", un dettaglio che testimonia la ferocia potenziale che per ore aleggiò sul fragile equilibrio spagnolo.
Dalla Galaxia all'ostinazione politica: il profilo di un nostalgico
La figura di Antonio Tejero non può essere compresa appieno se non la si inquadra nel suo contesto ideologico. Francoista convinto, non aveva mai digerito la transizione democratica, e la sua militanza eversiva aveva radici lontane. Già nel 1978 era stato tra i promotori della cosiddetta "Operazione Galaxia", un progetto di golpe minore che mirava a sequestrare il presidente Adolfo Suárez e che gli valse una condanna a sette mesi di carcere. Un'avvertenza che non lo dissuase, ma che anzi lo portò a pianificare con maggiore meticolosità il colpo grosso del 1981. Condannato a trent'anni per ribellione militare, ne scontò circa la metà, venendo rilasciato nel 1996. Da allora, la sua vita pubblica fu un susseguirsi di rare e meditate apparizioni, sempre in difesa dei suoi ideali: lo si vide all'omaggio funebre per Pinochet, nel 2019 all'exhumation di Franco al cimitero di El Pardo-Mingorrubio, dove fu accolto da cori di "Viva Tejero", e non perse occasione, negli ultimi anni, per sporgere denunce contro Artur Mas e Pedro Sánchez, reo quest'ultimo, a suo dire, di tradire la Spagna patteggiando con "assassini dell'ETA" e indipendentisti. Fino alla fine, insomma, è rimasto coerente con quella sua visione intransigente della patria, quella stessa che lo spinse a impugnare la pistola in Parlamento.
Description: Antonio Tejero, il tenente colonnello che guidò il tentato golpe del 23-F in Spagna, è morto a 93 anni. La notizia coincide con la desecretazione dei documenti sull'assalto al Congresso.




