Il cappellino di Parmelin e la maratona di Rösti: il Primo agosto tra politica e caldo record

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il via ufficiale alla maratona di discorsi per la Festa nazionale è stato dato oggi a Fehraltorf, nel Canton Zurigo, dal consigliere federale Albert Rösti. Davanti a un tendone gremito, reso ancor più afoso dalle temperature eccezionalmente elevate per il periodo, il titolare del Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni (DATEC) ha affrontato un tema che, quest'anno, si è imposto con particolare urgenza all'attenzione dell'intera Confederazione.

Le parole di Rösti, che è anche ingegnere agronomo, hanno toccato le preoccupazioni legate al caldo persistente e alla siccità che sta mettendo a dura prova il Paese, con ricadute significative, in particolare, sul settore primario.

La promessa di Berna e il ruolo di Cantoni e Comuni

Di fronte a una platea consapevole della gravità della situazione, il consigliere federale ha voluto lanciare un messaggio di chiarezza e responsabilità, promettendo che il Consiglio federale non resterà certamente inerte di fronte a questa emergenza climatica. Le sue dichiarazioni hanno tuttavia tracciato un confine netto tra le competenze dei diversi livelli istituzionali, specificando che, sebbene il governo centrale abbia intenzione di agire e di farsi carico di alcune misure, la palla passa necessariamente ai Cantoni e ai Comuni.

Spetta, infatti, a queste entità territoriali più vicine ai cittadini e al territorio l'attuazione concreta delle strategie e dei provvedimenti necessari per affrontare le conseguenze di questa prolungata ondata di calore.

L'ombra del cappellino rosso: il caso Parmelin

Questa maratona di interventi, che vedrà tutti i membri del governo federale sparsi per la Svizzera, arriva all'indomani di un episodio che ha catturato l'attenzione mediatica ben oltre i confini nazionali. Solo pochi giorni prima, il presidente della Confederazione Guy Parmelin aveva fatto parlare di sé, non tanto per la sua missione istituzionale in Nord America, quanto per un accessorio di moda: un cappellino rosso fuoco, con la scritta bianca "Switzerland Great Since 1291".

Indossato durante i sedicesimi di finale dei Mondiali di calcio a Vancouver, dove la Svizzera ha battuto l'Algeria per 2 a 0, il copricapo è stato immediatamente interpretato come una chiara e ironica allusione ai celebri berretti con lo slogan "Make America Great Again" del presidente statunitense Donald Trump.

La trovata comunicativa, che ha fatto rapidamente il giro del web, è stata accolta come un messaggio di orgoglio nazionale, tanto che il cappellino è diventato un vero e proprio caso virale, con tanto di rilanci sui social da parte di diversi parlamentari.

L'origine del cappellino e la polemica di St. Moritz

Il mistero sull'origine di quel cappellino è stato presto svelato, rivelando una storia che aggiunge un ulteriore strato di interesse alla vicenda. L'ideatore della scritta è, infatti, David Vogelsanger, ex ambasciatore svizzero in Nuova Zelanda tra il 2014 e il 2019. Il diplomatico zurighese ha raccontato che, durante il primo mandato di Trump, aveva giudicato troppo anonimi i cappellini rossi con la sola croce bianca distribuiti dal Dipartimento degli affari esteri alle ambasciate.

Da qui l'idea, nata in un contesto di leggerezza e con intento ironico, di personalizzarli con lo slogan ispirato a Trump, facendoli poi ricamare in circa 200 o 300 esemplari da un'azienda locale per la Festa nazionale. Nel corso di una visita in patria, ne aveva poi regalato uno a Guy Parmelin, il quale evidentemente lo ha conservato per anni prima di rispolverarlo in occasione della partita dei Mondiali, una scelta che ha destato sorpresa ma anche compiacimento nel suo ideatore.

Se la mossa di Parmelin è stata un successo di comunicazione, non sono mancate però le polemiche, come quella che ha investito proprio Albert Rösti, il cui intervento a St. Moritz, nei Grigioni, è stato al centro di discussioni per la concomitanza con la presenza della politica ucraina Lisa Yasko sul palco, un elemento ritenuto potenzialmente imbarazzante dall'entourage del consigliere federale in un contesto di guerra e di dibattito acceso sulla neutralità.

La Festa nazionale tra discorsi e divieti

La maratona di discorsi, con i sette consiglieri federali impegnati in sedici interventi in ogni angolo della Confederazione, è il cuore della Festa nazionale di quest'anno, che vede il presidente Parmelin impegnato in quattro apparizioni, a partire dal discorso di Renens, fino al tradizionale appuntamento sul prato del Grütli.

L'edizione 2026 della celebrazione del Patto federale del 1291, che è diventata un giorno festivo a tutti gli effetti solo nel 1993, si svolge, come sottolineato anche da Rösti, sotto il segno di un'estate siccitosa che ha imposto severe limitazioni ai festeggiamenti. Il caldo record ha costretto la maggior parte dei cantoni a introdurre divieti di accendere fuochi e di sparare fuochi d'artificio, con misure che vanno da restrizioni parziali a divieti assoluti.

Il Ticino, ad esempio, ha vietato tutti i fuochi pirotecnici e i falò, sia per i privati sia per le manifestazioni organizzate, con alcune eccezioni come lo spettacolo sul lago di Lugano, concesso grazie a una deroga.

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