“Odissea”, il nuovo trailer di Nolan tra mostri, dei e quel paragone con la Marvel
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il secondo, lunghissimo trailer di “The Odyssey”, l’attesissimo kolossal di Christopher Nolan in arrivo nei cinema italiani il prossimo 16 luglio, ha finalmente iniziato a tessere la sua trama in modo organicamente nolaniano. Se il primo assaggio di dicembre si era limitato a suggerire la grandiosità dell’operazione, questa nuova visione di due minuti e venticinque secondi getta lo spettatore direttamente nella polvere e nella salsedine di un’epica antica, ripercorsa però attraverso uno sguardo profondamente contemporaneo. Sullo sfondo di un’Ellade ricostruita tra scenari islandesi e le coste del Marocco, vediamo un Matt Damon irriconoscibile nei panni del sofferente Ulisse, intento a dialogare con la ninfa Calipso, interpretata da una glaciale Charlize Theron. Ma non è solo il protagonista a rubare la scena; la macchina da presa si sofferma con precisione sui volti di un cast corale che include John Leguizamo nei panni del fedele porcaro Eumeo, un arcuato Jon Bernthal nelle vesti di Menelao, e persino un primo, terrificante sguardo al Ciclope, la cui mole sembra dominare fisicamente l’inquadratura.
La saga di Itaca e la ribalta di un cast stellare
Al centro di questa narrazione visiva, che alterna momenti di intimità domestica a devastanti tempeste marine, troviamo la struttura portante del poema omerico: il ritorno. Mentre Ulisse si dibatte tra le onde, preda di un funesto tornado scatenato dalle ire divine, un’altra battaglia si consuma sulla terraferma. A Itaca, la fedele Penelope (Anne Hathaway) è costretta a subire le pressioni dei proci, guidati dal perfido Antinoo, a cui Robert Pattinson presta un carisma sinistro e ambiguo. È qui che il giovane Telemaco, interpretato da Tom Holland, si trova a dover gestire l’eredità di un padre assente, in una dinamica che lo stesso regista ha recentemente paragonato, senza troppi giri di parole, agli universi espansi dei fumetti moderni. Ospite del talk show di Stephen Colbert, Nolan ha infatti spiegato come, se si guarda alla letteratura con le lenti giuste, “Omero fosse in un certo senso il George Lucas della sua epoca”, una sorta di Marvel delle origini capace di soddisfare il bisogno umano di credere che gli dei e i mostri possano essere in agguato dietro l’angolo.
Scelte linguistiche e un’estetica da blockbuster totale
Ciò che colpisce, in questa nuova carrellata di immagini, è la scelta registica di mantenere un linguaggio moderno e diretto, quasi colloquiale, lontano dai vezzi retorici che solitamente accompagnano i peplum. La claustrofobia della caverna di Polifemo e l’orrore del mare in tempesta vengono resi con un realismo sporco, volutamente antitetico alla patinatura del digitale, anche perché si tratta del primo film narrativo nella storia girato interamente con macchine da presa IMAX. Tra le scene, la figura di Antinoo tenta di prendere il trono con la forza della parola e dell’inganno, mentre la regia ci restituisce la sensazione di un peso specifico inaudito: ogni scudo è pesante, ogni onda sembra gelida, ogni grido di battaglia (si ascolta un netto “Let’s go” nelle sequenze d’assedio) suona quasi anacronistico, ma volutamente immersivo. È la cronaca di un viaggio che è sia fisico che interiore, e nemmeno gli dei riescono a fermarlo.




