Odissea, Nolan e le polemiche: dal set greco alle parole di Lupita Nyong'o
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La baia di Voidokilia, nel Sudovest del Peloponneso, si stringe tra due promontori carichi di storia: da un lato la tomba micenea di Trasimede, dall'altro la fortezza di Navarino. Questo arco di sabbia perfetto, a 300 chilometri da Atene, si è trasformato nell'aprile del 2025 in un blindatissimo set cinematografico per Odissea, il nuovo film di Christopher Nolan in uscita nelle sale italiane il 13 luglio, ma già al centro di un vivace dibattito culturale che nulla ha a che fare, almeno in apparenza, con le suggestioni visive offerte dalle prime immagini promozionali.
Il regista, noto per la sua meticolosità e per la predilezione per narrazioni complesse, ha scelto la Grecia per ricreare l'atmosfera del poema omerico, eppure sono le scelte linguistiche e di casting, oltre ad alcune dichiarazioni del cast, ad aver alimentato la discussione nelle settimane precedenti la première.
Le parole di Lupita Nyong'o e il dibattito sul ruolo delle donne
Il giorno della première mondiale avrebbe dovuto essere tutto dedicato al film. Invece, puntuale come spesso accade quando si parla di Odissea di Christopher Nolan, la polemica è tornata a bussare alla porta di Lupita Nyong'o. Questa volta, a differenza di quanto verificatosi in passato quando le critiche si erano concentrate sul colore della sua pelle, le riflessioni condivise dall'attrice durante il tour promozionale hanno acceso il dibattito attorno al ruolo delle donne nei poemi omerici.
Nyong'o, abituata a difendere il proprio lavoro davanti a critiche che arrivano da ogni direzione, ha sollevato un tema che, sebbene non nuovo negli studi classici, ha trovato nel contesto di un kolossal hollywoodiano una cassa di risonanza inaspettata, scatenando reazioni contrastanti tra il pubblico e gli addetti ai lavori.
Le sue osservazioni, incentrate sulla percezione della figura femminile nell'economia narrativa dell'Odissea, hanno riaperto una ferita critica che accompagna l'opera di Omero da secoli, e che ora si intreccia inevitabilmente con la ricezione di un prodotto cinematografico destinato a un pubblico globale.
La risposta di Nolan e la difesa del suo "racconto terreno"
Mentre cresce l'attesa per il kolossal, lo stesso Christopher Nolan ha deciso di intervenire direttamente sulle polemiche sorte dopo la diffusione dei primi trailer. Molti spettatori hanno criticato l'utilizzo dell'inglese contemporaneo al posto di un linguaggio più vicino all'antica Grecia, oltre ad alcune presunte inesattezze storiche e alle scelte di casting che, per certi versi, sovvertono l'immaginario tradizionale legato all'epopea di Ulisse.
Nolan, tuttavia, difende apertamente la sua visione del film, rivendicando la necessità di un "racconto terreno" che possa parlare allo spettatore moderno senza la mediazione di una ricostruzione filologica che, a suo avviso, rischierebbe di allontanare l'essenza drammatica della storia. Il regista ha sottolineato come l'obiettivo non fosse la celebrazione di un'epoca remota, bensì l'esplorazione delle dinamiche umane e dei conflitti interiori del protagonista, elementi che ritiene universali e svincolati da una specifica contestualizzazione storica o linguistica.
Una presa di posizione chiara, che tuttavia non ha spento le voci critiche, ma che ha riorientato il dibattito sul significato stesso di adattare un classico per il grande schermo.
Focus e i docufilm sulla vera storia di Ulisse
A pochi giorni dall'uscita al cinema di The Odyssey, la rete Focus ha deciso di dedicare una serata al primo eroe della storia, proponendo due docufilm in prima tv assoluta: Ulisse: il primo Eroe, in onda alle ore 21.20, e a seguire La mossa di Ulisse - La vera storia del Cavallo di Troia, in programma alle 22.25.
Prodotto dalla casa di produzione francese Ah! Productions, il documentario esamina la figura di Ulisse da una prospettiva nuova e volutamente anti-eroica: non un semidio né un super-guerriero, bensì un uomo comune, re di un'isola povera, marito fedele e padre assente suo malgrado, che sopravvive alla guerra di Troia prima di intraprendere un viaggio lungo dieci anni per ritrovare la strada di casa.
Un'operazione culturale che si inserisce perfettamente nel solco del dibattito aperto dal film di Nolan, offrendo al pubblico un contraltare documentaristico che promette di scavare nelle radici storiche e antropologiche del mito, lontano dalle luci della ribalta hollywoodiana ma altrettanto capace di interrogarsi sulla natura umana del celebre navigatore.




