Odissea, Nolan e il casting “maledetto”: Musk guida l’assalto a Lupita Nyong’o

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il mare tempestoso del dibattito cinematografico – quello che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe infuriare dopo l’uscita di un film e non prima – si è già abbattuto sull’adattamento che Christopher Nolan ha tratto dal poema omerico, quel Odissea il cui arrivo nelle sale è previsto per l’estate. E se il regista, in una lunga intervista concessa al Time, ha provato a gettare qualche ancora di salvezza motivando le sue scelte, la bufera sociale (soprattutto quella che si addensa sulla piattaforma X) non accenna a placarsi. Al centro della tempesta non c’è tanto la fedeltà all’opera originale – ché Odisseo, si sa, impiegò dieci anni a tornare a Itaca – quanto un manipolo di nomi che, nell’economia del casting, hanno scatenato reazioni sproporzionate ancor prima che una sola bobina girasse nei proiettori.

L’ira di Musk: “Nessuno la crede la più bella del mondo”

Elon Musk, l’imprenditore che siede ormai stabilmente tra i commentatori più feroci della scena pubblica, ha scelto di tornare all’attacco con una veemenza che non ammette mezzi termini. Il bersaglio è duplice, anche se il tiro sembra aggiustato soprattutto su un volto: quello di Lupita Nyong’o, l’attrice keniota-messicana a cui Nolan ha affidato non uno ma due ruoli di spessore, Elena di Troia e Clitennestra. Un’operazione che il tycoon di Tesla e SpaceX ha definito, senza troppi giri di parole, una mossa dettata da calcoli ben precisi. Rilanciando un post del commentatore conservatore Matt Walsh – secondo il quale “nessuno pensa che la Nyong’o sia la donna più bella del mondo” – Musk ha insinuato che la scelta servirebbe al regista per scongiurare accuse di razzismo: meglio, insomma, una Elena nera che una bianca, per non finire sul banco degli imputati del politicamente corretto. Ma non è finita qui, perché il miliardario è tornato alla carica in un secondo momento, stavolta sostenendo che Nolan avrebbe affidato il ruolo alla Nyong’o solo per puntare ai premi cinematografici: una sorta di strategia da campagna Oscar, più che una decisione artistica.

Il fantasma di Achille e l’attore trans: l’altra polpetta avvelenata

A infiammare ulteriormente il dibattito – già di per sé incandescente – ci ha pensato un altro nome del cast, quello di Elliot Page. L’attore, che da tempo vive la sua transizione pubblicamente, interpreterà il fantasma di Achille. Un particolare, quest’ultimo, che per molti detrattori su X rappresenta l’ennesima prova di un’operazione culturale forzata, mentre per altri non è che l’ennesima sterpaglia di un incendio alimentato a tavolino. Nolan, dal canto suo, non ha rilasciato dichiarazioni ad hoc su Page, ma la difesa preventiva della presenza di Travis Scottrapper più noto per i suoi beat che per le sue doti tragiche – nel cast lascia intendere che il regista sia consapevole del terreno minato su cui sta camminando. Perché se Scott può ancora essere giustificato in nome di una certa “energia” che porterebbe sul set, la scelta di Page e della Nyong’o appare a molti come una sfida ai canoni classici dell’epica.

Il web come nuova arena omerica: da Sorbo ai commentatori anonimi

Il polverone sollevatosi attorno a *Odissea* ha ormai assunto proporzioni quasi mitologiche, e non sfugge a nessuno l’ironia di una guerra combattuta con post e condivisioni prima ancora che con spade e scudi. A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato anche Kevin Sorbo, l’attore che negli anni Novanta interpretò Hercules nella celebre serie televisiva: la sua invettiva contro il casting di Nolan si è aggiunta a quella di Musk, creando un fronte compatto di critici che vedono nell’operazione del regista un sacrilegio o, per usare una parola cara ai greci, un atto di *hybris*. La furia degli utenti anonimi – quelli che scrivono da dietro uno schermo senza filtri né remore – non è stata da meno: commenti infuocati, paragoni azzardati, accuse di “distruzione dell’Occidente” si sprecano a ogni aggiornamento. E tutto questo mentre il film, ricordiamolo, non è ancora stato visto da nessuno, né tanto meno giudicato per ciò che realmente è.

Nolan e la difesa di Travis Scott: l’arte come provocazione o necessità?

Nell’intervista rilasciata al *Time*, Christopher Nolan ha speso alcune parole – in apparenza slegate dalla bufera – per difendere la presenza di Travis Scott all’interno del cast, un ruolo ancora non ufficialmente confermato ma che già aveva fatto storcere il naso ai puristi. Il regista, con quella sua proverbiale aria da professore di fisica che spiega l’impossibile, ha provato a motivare la scelta parlando di “energia contemporanea” e di “necessità di scuotere lo spettatore”. Un approccio, il suo, che sembra ignorare volutamente la tempesta mediatica o, peggio, alimentarla come parte del progetto. Perché se è vero che l’*Odissea* omerica è un viaggio attraverso mostri, dei e tentazioni, è altrettanto vero che il viaggio promosso da Nolan rischia di trasformarsi in un’odissea dei social, fatta di like, quote e cinguettii furibondi. E mentre Musk continua a rilanciare vecchi post e a scriverne di nuovi, gli addetti ai lavori attendono luglio, quando finalmente le sale parleranno. E solo allora, forse, il rumore di fondo cederà il passo a ciò che conta davvero: le immagini.

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