Ricina a Pietracatella, Gianni Di Vita: «Non ho mai creduto che volessero uccidermi»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Gianni Di Vita, marito di Antonella Di Ielsi e padre di Sara Di Vita, le due donne avvelenate con la ricina a Pietracatella lo scorso dicembre, ha parlato con un inviato del Corriere della Sera mentre proseguono gli accertamenti nelle scuole molisane. Avvicinato casualmente al cimitero del paese, ha dichiarato: «Non ho mai creduto che volessero uccidermi», aggiungendo che «così come non ho mai pensato che volessero uccidere mia figlia Sara e mia moglie Antonella».

Sull'inchiesta in corso, l'ex sindaco del piccolo centro in provincia di Campobasso non si è sbilanciato: «Lasciamo fare agli investigatori, sanno molte più cose di quello che immaginiamo».

Le perquisizioni negli istituti scolastici

L'incontro con il cronista è avvenuto in una giornata di cielo azzurro e temperatura estiva, mentre gli inquirenti portano avanti una serie di verifiche informatiche disposte dalla Procura di Larino. Nei giorni scorsi gli agenti della Squadra Mobile e gli specialisti del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato hanno avviato l'ispezione dei dispositivi presenti in tre istituti scolastici del Molise.

Le operazioni, calendarizzate tra il 13 e il 15 ottobre, hanno interessato l'Istituto Agrario di Riccia, il Liceo Scientifico dello stesso comune e il Liceo Classico di Campobasso, quest'ultimo frequentato fino ai mesi scorsi da Sara e da sua sorella Alice. L'obiettivo è verificare l'eventuale presenza di ricerche web legate alla ricina e ad altre sostanze tossiche, nonché accertare chi abbia materialmente effettuato quelle interrogazioni, considerata la promiscuità d'uso dei computer condivisi.

Il sequestro dei dispositivi e i contenuti cercati

Le verifiche nelle scuole si inseriscono in un quadro investigativo più ampio che aveva già portato, lo scorso settembre, a perquisizioni negli studi professionali di Di Vita a Pietracatella e a Campobasso. In quell'occasione gli inquirenti avevano sequestrato un computer desktop, dieci pen drive e la borsa di Antonella Di Ielsi, rimasta nello studio dopo la morte della donna, avvenuta il 28 dicembre 2025. La Procura ha disposto l'estrazione dei dati contenuti nei dispositivi, con un arco temporale che va dalla prima accensione fino all'ultimo utilizzo.

Tra i materiali oggetto di ricerca figurano annotazioni sulle abitudini alimentari delle vittime nei giorni precedenti i malori, chat, foto, registrazioni vocali, cronologie di navigazione e posizioni dei dispositivi.

Le contraddizioni sulle versioni della cena

A suscitare l'attenzione degli investigatori sono anche le dichiarazioni rese da Di Vita in momenti diversi. Durante un ricovero precauzionale, l'uomo aveva riferito a una psicologa di essere seguito da uno psichiatra per problematiche legate all'ansia. Riguardo al pasto consumato prima dell'insorgenza dei sintomi, le sue versioni non sono apparse coincidenti: in una prima occasione aveva affermato di non ricordare cosa fosse stato portato in tavola, mentre in un secondo momento aveva menzionato una giardiniera di produzione domestica, insaccati e cozze.

Su questo punto, però, gli accertamenti tossicologici hanno escluso l'ipotesi di un'ingestione accidentale, evidenziando nei reperti biologici quantità di veleno molto superiori alla dose minima letale.

Il ruolo delle vittime nella ricostruzione degli inquirenti

Antonella Di Ielsi, cinquantenne, era consulente del lavoro e collaborava professionalmente con il marito. La figlia Sara, quindicenne, frequentava il Liceo Classico del capoluogo molisano. Le due donne sono decedute tra il 27 e il 28 dicembre 2025 all'ospedale Cardarelli di Campobasso dopo aver manifestato i primi sintomi nella loro abitazione. L'inchiesta della Procura di Larino procede al momento contro ignoti per duplice omicidio volontario.

Gli investigatori hanno anche acquisito valutazioni informali da esperti del Robert Koch Institute di Berlino, che dovranno essere formalizzate in relazioni ufficiali. Nel frattempo proseguono le audizioni di persone informate sui fatti e gli approfondimenti sulle relazioni personali e familiari delle vittime.

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