Ricina a Campobasso, terzo interrogatorio per la professoressa amica di Gianni Di Vita

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La professoressa di matematica, quella stessa insegnante che da anni condivide con Gianni Di Vita non solo la frequentazione dell’istituto tecnico agrario di Riccia ma anche la passione per un premio letterario dedicato a Fabrizio De André, è tornata ieri negli uffici della questura di Campobasso per rispondere alle domande degli inquirenti.

Accompagnata dal marito, il quale lavora come tecnico di laboratorio nella stessa scuola, la donna ha eluso le troupe televisive posizionate all’ingresso principale per raggiungere la Squadra mobile, dove si è consumato il terzo atto del suo confronto con la procura.

Si tratta, per gli investigatori, di un passaggio tutt’altro che secondario: la docente, che risulta essere una delle amiche più intime del commercialista ed ex sindaco di Pietracatella, viene considerata una fonte potenzialmente decisiva per decifrare il complesso intreccio di relazioni personali e rancori che si cela dietro la morte delle due donne.

Il tam tam in questura e il nodo dei dispositivi digitali

Mentre la professoressa saliva al primo piano, negli stessi corridoi si respirava quell’aria di attesa che accompagna le fasi cruciali di un’inchiesta ancora senza indagati per omicidio, se si esclude il filone colposo che coinvolge cinque medici. Le operazioni degli esperti informatici, coordinate dallo SCO, procedono a ritmo serrato: dopo aver completato l’estrazione forense dei dati dai telefoni di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara, gli analisti hanno spostato la loro attenzione sugli altri device sequestrati nella villetta di Pietracatella.

Gianni Di Vita e l’altra figlia, Alice, hanno consegnato volontariamente i codici di sblocco, un gesto che – secondo i legali – testimonierebbe la massima collaborazione della famiglia, ma che gli inquirenti stanno utilizzando per scandagliare chat, appunti e geolocalizzazioni risalenti ai giorni delle festività.

La pista dei pasti natalizi e le incongruenze nei racconti

Le date cerchiate in rosso sul calendario degli investigatori restano quelle comprese tra il 23 e il 25 dicembre, quando la famiglia Di Vita si riunì a tavola con numerosi parenti consumando cibi che sarebbero poi risultati contaminati dalla proteina letale. Una delle testimoni ascoltate nelle ultime ore, una zia novantenne soprannominata "zia Isuccia", avrebbe chiarito alcuni aspetti legati alla preparazione del dolce portato per la vigilia, un ciambellone che non avrebbe però causato sintomi agli altri commensali.

A fare la differenza, in questo panorama di versioni ancora parzialmente discordanti, sono gli appunti presi scrupolosamente da Alice Di Vita: la ragazza, su consiglio dell’avvocato della famiglia materna, ha annotato ogni pietanza consumata, l’orario dei pasti e i primi malesseri accusati dalla madre e dalla sorella, fornendo così agli inquirenti una mappa dettagliata degli ultimi momenti di lucidità delle vittime.

Le verifiche tecniche sulla ricina e l’allungamento dei tempi

Sul piano tecnico-scientifico, il sostituto procuratore ha disposto un ulteriore approfondimento affidando un incarico specifico al tossicologo Carlo Locatelli e al chimico forense Daniele Merli, i quali riceveranno l’incarico formale giovedì pomeriggio nella sede della questura.

I due consulenti dovranno chiarire un aspetto nodale dell’intera vicenda: la compatibilità delle risultanze autoptiche con l’ingestione di ricina, una sostanza che presenta una "marcata degradabilità nelle matrici biologiche" e per la quale esiste una "scarsissima disponibilità di dati di letteratura".

A causa della complessità degli accertamenti, la perizia della medico legale Benedetta Pia De Luca non sarà depositata prima del 30 giugno, una proroga che allontana la possibilità di una svolta immediata ma che conferma la volontà della procura di procedere con il massimo rigore.

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