Aeroporti europei disattivano il sistema Ees per evitare code infinite ai controlli
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Le lunghe file ai controlli di frontiera stanno spingendo i grandi aeroporti europei a disattivare il sistema Ees (Entry/Exit System), la nuova procedura automatizzata per la registrazione dei viaggiatori extracomunitari in ingresso nello spazio Schengen. Una soluzione, quest'ultima, a cui gli scali stanno ricorrendo per far fronte ai disagi causati da un apparato che, nell'incarnare le promesse di efficienza e modernità della Commissione Europea, si sta rivelando un collo di bottiglia difficile da gestire, specialmente nei periodi di maggiore affluenza turistica.
Una soluzione di emergenza per i picchi estivi
La decisione di sospendere temporaneamente i controlli biometrici viene adottata quando i flussi di passeggeri superano la capacità operativa degli scali, per evitare che le code ai passaporti si trasformino in un problema capace di compromettere l'intera operatività aeroportuale, con il conseguente rischio che migliaia di viaggiatori perdano la coincidenza. La misura, che prevede il ritorno al controllo manuale con il timbro sul passaporto, è stata autorizzata dalla Commissione Europea fino al 6 settembre, al verificarsi di circostanze definite "eccezionali".
La mappa dei disagi: da Parigi a Milano
Air France-Klm ha dichiarato a Politico che "quando si formano code durante i mesi estivi di punta, il sistema viene disattivato per garantire un transito agevole nei nostri hub di Parigi e Amsterdam", e la stessa prassi è stata adottata in altri grandi hub, come quelli di Francoforte, Bruxelles e Milano.
Si tratta, peraltro, di una strategia che era stata ampiamente prevista e temuta dagli addetti ai lavori, visto che aeroporti e compagnie aeree avevano ripetutamente avvertito l'esecutivo Ue dei rischi connessi all'introduzione del sistema in prossimità dell'estate, quando si registrano i picchi di spostamenti internazionali.
La richiesta di una proroga da parte di nove Paesi
Di fronte a questa situazione, nove paesi - tra cui l'Italia, la Francia, la Germania, il Belgio, i Paesi Bassi, la Grecia, Malta, il Portogallo e la Svizzera - hanno formalmente chiesto a Bruxelles di prorogare la deroga oltre il termine del 6 settembre.
In una lettera indirizzata al commissario europeo agli Affari interni, Magnus Brunner, i governi hanno ribadito il loro "impegno senza riserve" per la completa implementazione del sistema Ees, ma hanno anche sottolineato che "l'esperienza finora acquisita ha dimostrato che in circostanze eccezionali possono sorgere difficoltà significative e che questi rischi non devono essere sottovalutati".
La difesa di Bruxelles e i numeri del sistema
Nonostante le critiche e le oggettive difficoltà operative, la Commissione Europea difende l'efficacia del sistema, sostenendo che, una volta completata la fase di assestamento iniziale, la procedura a pieno regime richiederà tra i 10 e i 15 minuti. A sostegno di questa tesi, il commissario Brunner ha rivendicato i risultati finora ottenuti, dichiarando che "finora abbiamo registrato quasi 110 milioni di ingressi e uscite e abbiamo già respinto 45mila persone in possesso di documenti falsi, errati o contraffatti. Di questi 45mila respingimenti, 1.100 sono stati effettuati perché le persone rappresentavano una minaccia per la sicurezza dell'Unione europea, anche per legami con il terrorismo".
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
