Cairo si confessa al suo Corriere: dieci anni da editore e il Toro in vendita (ma nessuno si fa avanti)

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L'operazione, va detto, non è certo di quelle che passano inosservate: due intere pagine, la 16 e la 17, del Corriere della Sera del 2 agosto sono state interamente dedicate a un'intervista che il quotidiano ha concesso al suo stesso proprietario, Urbano Cairo. Una circostanza, questa, che di per sé solleva più di un interrogativo sul confine tra informazione e autoreferenzialità, tanto più in un momento in cui la testata milanese ha da poco ritoccato al rialzo il prezzo in edicola.

Eppure, aldilà delle polemiche che l'operazione ha inevitabilmente scatenato all'interno della stessa redazione, il racconto di Cairo offre uno spaccato interessante del suo decennio alla guida del più importante gruppo editoriale italiano e, soprattutto, delle sue intenzioni future riguardo al Torino Football Club.

Un editore "puro" e i dieci anni del Corriere

L'occasione dell'intervista, che ha occupato uno spazio decisamente inconsueto per un quotidiano che si confronta quotidianamente con l'agenda politica e internazionale, è stata il decennale dell'acquisto di Rcs da parte di Urbano Cairo. Un traguardo, questo, che l'imprenditore piemontese ha festeggiato ripercorrendo la sua filosofia imprenditoriale, quella cioè di un "editore puro", formatosi alla scuola di Silvio Berlusconi ma che, a differenza di molti altri colleghi, non ha interessi economici in settori limitrofi, fatta eccezione per la proprietà del Torino calcio.

Una scelta di campo, la sua, che ha sempre rivendicato come elemento di indipendenza, sebbene la vicenda odierna dimostri quanto sia complicato, per un editore, distinguere il ruolo di imprenditore da quello di garante dell'informazione quando i riflettori si accendono su di lui.

Le contestazioni dei tifosi e la promessa di un'ultima stagione

Sul fronte calcistico, le dichiarazioni di Cairo arrivano in un momento di particolare tensione con la tifoseria granata, che negli ultimi mesi non ha mancato di manifestare il proprio malcontento per le scelte societarie e di mercato. Intervenuto al talk show "L'estate del Principe", organizzato dal Grand Hotel Principe di Piemonte di Viareggio, il presidente ha affrontato a viso aperto le critiche, respingendo al mittente i paragoni con le operazioni faraoniche di altri club.

"400 milioni in 3 anni per il Como? Io non li ho, devo essere crocifisso?" – ha dichiarato Cairo – lasciando intendere che le risorse a disposizione del Torino sono ben diverse da quelle di alcune realtà straniere o neo-promosse. Nonostante le proteste, Cairo ha confermato la sua permanenza alla guida del club per il futuro prossimo, a meno che non si presenti un acquirente con le caratteristiche giuste.

E a tal proposito, il presidente ha lanciato un messaggio chiaro: se dovesse arrivare la cessione, il suo desiderio è quello di vivere un'ultima stagione da protagonista, per lasciare il club nel modo più dignitoso possibile.

La lettera del Cdr e il rischio autoreferenzialità

A gettare ulteriore benzina sul fuoco è stata però la reazione interna al quotidiano. Il Comitato di Redazione del Corriere della Sera ha infatti inviato una lettera ai giornalisti per esprimere il proprio disagio riguardo alla scelta della direzione di concedere uno spazio così ampio all'editore, per giunta in un momento in cui il giornale è finito sotto i riflettori per l'aumento del prezzo in edicola. Nella missiva, i rappresentanti dei cronisti parlano apertamente di un'opportunità inappropriata, sottolineando come l'editore fosse già comparso in prima pagina per tre giorni consecutivi.

La lettera, che non mette in discussione la qualità della scrittura dell'intervista, solleva piuttosto un problema di merito: quello dell'autoreferenzialità del sistema informativo, che rischia di trasformare il giornale in una bacheca del suo stesso proprietario, tradendo il mandato di servizio pubblico che un quotidiano come il Corriere dovrebbe invece perseguire con maggiore rigore.

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