Genoa-Como, la matematica non arriva: al Ferraris decide un colpo di testa di Douvikas
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Redazione Sport
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L’attesa per il verdetto sulla salvezza, un verdetto che il popolo rossoblù sperava di poter festeggiare già al termine del primo tempo, dovrà probabilmente attendere un’altra settimana, nonostante il risultato di parziale favore alla truppa di Daniele De Rossi. Al “Luigi Ferraris”, di fronte a un avvio veemente che aveva fatto presagire ben altro esito per i padroni di casa, sono stati invece gli uomini di Cesc Fabregas a passare in vantaggio, complicando i piani di un Grifone che cercava i tre punti per blindare aritmeticamente la permanenza nella massima serie. La formazione lariane, forte di un organico costruito per ambire a traguardi decisamente più ambiziosi della semplice salvezza, ha infatti impiegato meno di dieci minuti per gelare l’entusiasmo degli oltre trentamila presenti al Ferraris, trovando l’imbucata vincente che ha letteralmente cambiato il volto alla sfida.
C’è voluta una giocata di pregevole fattura per scardinare le maglie del Genoa, schierato da De Rossi con un inedito 4-4-2 che ha mostrato qualche timore reverenziale di troppo in fase di non possesso. Azione corale degli ospiti, con Da Cunha abile a pescare al centro dell’area il greco Douvikas; quest’ultimo, lasciato decisamente troppo libero dai difensori avversari, non ha avuto che da appoggiare la sfera con un preciso stacco di testa alle spalle di Bijlow, portiere che poco dopo avrebbe lasciato il campo per un problema fisico che ha costretto De Rossi a rivedere i piani già nei primi minuti. Un errore di valutazione della retroguardia genoana che ha dunque spianato la strada al Como, galvanizzato da questo vantaggio a valanga. E se Douvikas ha firmato il momentaneo 0-1, a un passo dal raddoppio è stato il solito Nico Paz, il fantasista argentino che fa girare a mille l’ingranaggio offensivo lariano, a sfiorare la gioia personale. Una sua incornata, sugli sviluppi di un cross insidioso di Valle, si è stampata con violenza sul palo della porta difesa dal sostituto Leali, facendo tremare il fianco del Marassi.
Semaforo e proteste: La Penna al centro dell’attenzione per un’interruzione di gioco chiacchierata
La prima frazione, però, non è stata solo calcio giocato, ma anche un continuo tourbillon di episodi arbitrali che hanno acceso gli animi soprattutto nella parte finale del tempo. La direzione di gara, affidata al signor La Penna, è finita più volte al centro dell’attenzione per alcune scelte che hanno lasciato interdetti i giocatori in campo; tra queste, una su tutte ha creato il caos emotivo in campo. Sul finire dei primi 45’, l’arbitro ha letteralmente “congelato” un’azione per un evidente strattone di maglia ai danni di Ekhator, portandosi il fischietto alle labbra con la chiara intenzione di interrompere il gioco. Tuttavia, nel momento in cui la sfera è stata recuperata da un giocatore del Como, La Penna ha inspiegabilmente lasciato proseguire, suscitando le vibranti proteste della panchina genoana. Un episodio di campo che, sebbene non abbia prodotto danni momentanei, ha aumentato la tensione in un match già di per sé nervoso per i padroni di casa.Nonostante la confusione generata da queste scelte di gestione, il Genoa ha provato a reagire nel finale di tempo con un paio di sortite offensive. Una di queste, nata da una palla inattiva, ha visto una torre di Ostigard per il neo entrato Otoa, ma il tentativo del difensore è stato neutralizzato senza troppi patemi da Butez, portiere ospite apparso sicuro nonostante qualche rischio nell’impostazione dal basso. Dal canto suo, il Como, alle prese con qualche acciacco di troppo che ha costretto Fabregas a rivedere le scelte (fuori Bijlow e Paz subito dopo l’intervallo), ha comunque dimostrato di avere le idee chiare per difendere questo vantaggio preziosissimo.
L’assalto all’Europa e il fattore campo: animi opposti al Ferraris
Se per il Genoa questo 0-1 rappresenta una brusca frenata nella corsa verso quell’agognata salvezza matematica che sembrava a un passo (con 39 punti in classifica e un cuscinetto importante sulle zone calde), per il Como il discorso è diametralmente opposto. Il team di Fabregas, atteso da un finale di stagione da brividi, non vuole più nascondersi: l’obiettivo dichiarato è provare a rosicchiare terreno proprio sulla Juventus, attesa questa sera dal difficile impegno a San Siro contro il Milan. Attualmente distanti cinque lunghezze dal quarto posto, i Lariani sanno che una vittoria al Ferraris metterebbe ulteriore pressione sulle concorrenti, trasformando un sogno in un obiettivo sempre più concreto.
L’approccio tattico messo in campo dai due tecnici ha rispecchiato fedelmente queste diverse esigenze psicologiche. De Rossi, costretto a fare a meno di alcuni elementi chiave, ha cercato la spinta con gli esterni Sabelli ed Ellertsson, sperando di imbeccare il tandem offensivo composto da Vitinha ed Ekhator. Dall’altra parte, Fabregas, pur dovendo registrare qualche defezione di troppo, ha schierato un undici di sostanza, con Perrone e Da Cunha a schermare la difesa e la fantasia di Nico Paz a fare da collante con l’unica punta Douvikas. È stata una sfida fisica, spezzettata, risolta però da un lampo di qualità superiore; la differenza tra una squadra che cerca di speculare sulle ripartenze e una che, invece, è costretta a fare la partita per ambire ai piani alti della classifica. Ciò che resta, a prescindere dagli sviluppi finali di questa giornata di campionato, è il rammarico del Genoa per un’occasione persa e l’orgoglio di un Como che, anche in trasferta, continua a dimostrare di poter tenere testa a chiunque.




