Nuovi tutor 3.0 attivi sulle autostrade: come funzionano e dove sono
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Dal 7 marzo 2025, l’Italia ha dato il via all’operatività dei Tutor 3.0, un’evoluzione tecnologica dei dispositivi di controllo della velocità introdotti per la prima volta nel 2005. Questi sistemi, già attivi su 26 tratte autostradali, rappresentano un significativo passo avanti rispetto ai modelli precedenti, sia in termini di precisione che di copertura territoriale. Le nuove installazioni, gestite da Autostrade per l’Italia in collaborazione con la Polizia di Stato, portano a 178 il numero totale di tratte monitorate, coprendo circa 1.800 chilometri di rete autostradale.
I Tutor 3.0, definibili come autovelox “evoluti”, non si limitano a rilevare la velocità istantanea di un veicolo, ma calcolano quella media su un determinato tratto di strada. Questo meccanismo, già presente nelle versioni precedenti, è stato ulteriormente perfezionato, garantendo una maggiore affidabilità e un margine di errore ridotto al minimo. Il sistema, che sfrutta telecamere e sensori posizionati lungo il percorso, è in grado di identificare i trasgressori con precisione, sanzionando chi supera i limiti di velocità con multe che possono raggiungere i 3.389 euro.
Tra le tratte interessate dall’ultima implementazione figurano alcune delle principali arterie del Paese, da Milano a Napoli, passando per snodi cruciali come Bologna, Firenze e Roma. L’attivazione, avviata in modo graduale, rientra in un piano più ampio volto a potenziare la sicurezza stradale e a ridurre gli incidenti causati dall’eccesso di velocità. Nonostante il sistema sia stato accolto con favore da chi lo considera uno strumento efficace per dissuadere comportamenti pericolosi, non mancano le polemiche legate alla sua estensione e alla severità delle sanzioni previste.
Il funzionamento dei Tutor 3.0 si basa su una rete di dispositivi interconnessi, che registrano il passaggio di ogni veicolo in punti specifici, calcolandone il tempo di percorrenza. Questo metodo, che elimina la possibilità di “ingannare” il sistema frenando solo in prossimità dei rilevatori, è stato ulteriormente ottimizzato per ridurre i falsi positivi e garantire un’applicazione più equa delle norme.
L’implementazione di questi dispositivi non rappresenta solo un’evoluzione tecnologica, ma anche una risposta concreta alle crescenti esigenze di sicurezza sulle strade. Tuttavia, il loro impatto effettivo sulla riduzione degli incidenti e sul rispetto dei limiti di velocità sarà valutabile solo nel lungo periodo, sulla base dei dati raccolti e delle statistiche relative agli incidenti.




