Djokovic vince a Pechino: 102° titolo e record a 39 anni
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Redazione Sport
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Novak Djokovic vince a Pechino e porta a 102 il numero dei titoli conquistati in carriera, aggiudicandosi per la settima volta il China Open. La finale si interrompe all’inizio del secondo set per il problema fisico che costringe Alex De Minaur al ritiro: il serbo aveva conquistato il primo parziale al tie-break per 7-3, mentre l’australiano aveva tenuto il servizio nel game successivo. Il successo vale anche il ritorno nella top 10 mondiale, con la risalita fino all’ottavo posto del ranking ATP.
Una finale decisa dopo un primo set combattuto
Il primo parziale dura 67 minuti e resta in equilibrio fino al tie-break. Il campione di Belgrado dispone di una palla break già nel secondo game senza riuscire a sfruttarla, poi deve annullare a sua volta un’occasione concessa all’avversario nel quinto. Nel gioco decisivo prende invece due mini-break e costruisce il margine che gli permette di chiudere il set. Entrambi ricevono assistenza medica prima della ripresa, ma il problema alla gamba sinistra dell’australiano si rivela incompatibile con la prosecuzione dell’incontro. Dopo aver mantenuto il servizio in apertura di secondo parziale, il numero 9 del ranking comunica di non poter continuare.
La vittoria consolida un rapporto particolare con il torneo cinese. Sul cemento della capitale il trentanovenne arriva infatti a 34 partite vinte senza sconfitte, una serie iniziata nelle precedenti partecipazioni e proseguita anche dopo undici anni di assenza dalla manifestazione. Il trofeo è inoltre il primo della sua stagione 2026, arrivato dopo oltre nove mesi senza successi nel circuito. Con questa affermazione si porta a una sola lunghezza dai 103 titoli di Roger Federer e a sette dal primato di 109 detenuto da Jimmy Connors nell’era Open.
Un titolo in 21 stagioni consecutive
Il successo introduce anche un primato legato alla longevità. Il serbo diventa il primo giocatore capace di vincere almeno un torneo ATP per 21 stagioni consecutive, prolungando una serie che accompagna quasi tutta la sua carriera ai massimi livelli. A 39 anni è inoltre il più anziano vincitore di un titolo maschile nel circuito dai tempi di Ken Rosewall, che nel 1977 si impose a Hong Kong a 43 anni. Durante il percorso verso il trofeo ha battuto tre giocatori classificati tra i primi dieci, circostanza che non gli riusciva dalle ATP Finals del 2023.
Il torneo è stato segnato anche da conclusioni anomale negli ultimi turni. In semifinale Daniil Medvedev era stato squalificato mentre si trovava sotto 7-5, 5-3 dopo aver colpito con una pallina uno spettatore sugli spalti; successivamente il russo si è recato in ospedale per incontrare il tifoso, che attraverso un portavoce del China Open ha fatto sapere di stare bene. Nell’altra semifinale Hubert Hurkacz non aveva invece potuto completare il proprio impegno per un problema fisico, rendendo tre gli incontri conclusivi del tabellone maschile terminati senza arrivare all’ultimo punto giocato.
La corsa verso le ATP Finals e il prossimo torneo
Il risultato di Pechino produce effetti anche nella corsa di fine stagione. Con i punti ottenuti nel torneo, il nuovo campione supera il rivale australiano nella Race che determina gli otto qualificati alle ATP Finals di Torino, oltre a rientrare tra i primi dieci della classifica mondiale. Il calendario non prevede una lunga pausa dopo il successo cinese: il suo prossimo impegno è il Masters 1000 di Shanghai, appuntamento che segue immediatamente il China Open nella parte asiatica della stagione.
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