Farage adesso è nei guai, la vittoria non basterà a cancellare le ombre sulle donazioni

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   LONDRA – La vittoria di Nigel Farage alle elezioni suppletive di Clacton-on-Sea, seppur netta e ampiamente preventivata, non rappresenta affatto la fine dei guai per il leader di Reform UK. Anzi, il suo ritorno alla Camera dei Comuni riapre automaticamente il capitolo più spinoso della sua carriera politica, quello relativo all'indagine per la mancata dichiarazione di una donazione da 5 milioni di sterline, circa 5,85 milioni di euro, ricevuta dal miliardario delle criptovalute Christopher Harborne.

La mossa di dimettersi a luglio, presentata come un gesto di sfida verso l'establishment per ottenere un nuovo plebiscito personale, ha solo rinviato l'esame dei conti che ora torna a incombere su di lui come una spada di Damocle.

Una vittoria annunciata e il fantasma di Binface

Il verdetto delle urne, reso noto il 13 agosto, ha consegnato a Farage un trionfo schiacciante: il leader populista ha ottenuto 22.239 voti, pari a oltre il 62,8% delle preferenze, in un'elezione caratterizzata da un'affluenza del 44,37%, ben al di sotto del 58,7% registrato durante le ultime elezioni generali.

La sua vittoria è stata resa ancor più eclatante dalla peculiare natura della sfida, visto che i principali partiti – Laburisti, Conservatori, Liberaldemocratici e Verdi – hanno scelto di boicottare la consultazione, bollandola come una mera trovata politica per distogliere l'attenzione dalle questioni giudiziarie.

A ereditare il ruolo di principale antagonista è stato così il candidato satirico Count Binface, il comico con il bidone della spazzatura in testa, che con il 26,7% delle preferenze ha ottenuto il miglior risultato della sua carriera, superando la soglia del 5% che gli permetterà di recuperare le 500 sterline di cauzione versate per la candidatura.

La strategia della dimissione e la riapertura dell'inchiesta

La decisione di Farage di abbandonare il seggio a luglio, nel pieno dell'indagine parlamentare, è stata interpretata come un tentativo di trasformare una crisi di legalità in un test di popolarità. L'idea, come lui stesso aveva dichiarato, era che fossero gli elettori di Clacton a giudicare le sue azioni, e non i funzionari di Westminster.

Tuttavia, il protocollo della Camera dei Comuni prevede che un'indagine venga sospesa solo quando un deputato cessa di essere membro del Parlamento; con la sua rielezione, il commissario per gli Standard parlamentari ha immediatamente riaperto il fascicolo per accertare se Farage abbia violato il Codice di condotta, che impone ai neo-deputati di registrare tutti gli interessi finanziari, compresi i benefici ricevuti nei 12 mesi precedenti all'elezione.

Farage ha sempre sostenuto che i 5 milioni di sterline costituissero un dono personale, legato alla sua sicurezza e non a un finanziamento politico, ma le sue giustificazioni sono apparse vacillanti: inizialmente ha parlato di spese per la sicurezza personale, salvo poi definirle un premio per la sua battaglia ventennale a favore della Brexit.

I conti in sospeso con la giustizia e il calo nei sondaggi

La partita per Farage, tuttavia, è ben lungi dall'essere chiusa. Le autorità di controllo dovranno ora valutare la sua posizione, e nel caso in cui venga giudicato colpevole di violazione delle regole, il leader di Reform UK rischierebbe una sospensione dalla Camera dei Comuni e la conseguente indizione di una nuova elezione nel suo collegio.

La vicenda si complica ulteriormente alla luce di altre rivelazioni, come il sostegno finanziario non dichiarato attribuito a George Cottrell, già condannato per frode negli Stati Uniti, che getta un'ulteriore ombra sulla trasparenza del partito populista. E se il ritorno in Parlamento rappresenta una vittoria personale per Farage, i sondaggi nazionali dipingono un quadro ben diverso per Reform UK.

Il partito, che per oltre un anno aveva guidato le intenzioni di voto, sta conoscendo una fase di flessione, complice anche la popolarità del nuovo premier laburista Andy Burnham, succeduto a Keir Starmer. Una recente rilevazione di YouGov assegna al Labour il 24%, con Reform UK fermo al 22% e i Conservatori in risalita al 21%; altri sondaggi, come quello di Lord Ashcroft, collocano addirittura Reform al terzo posto con il 18%, un dato che testimonia una parabola discendente rispetto al picco di consensi registrato all'inizio dell'anno.

Il leader di Reform UK ha commentato il risultato di Clacton con un lapidario "Il risultato parla da sé", ma al di là del plebiscito locale, i numeri nazionali e le questioni legali irrisolte delineano un futuro politico tutt'altro che scontato. L'aver trasformato un'elezione suppletiva in un simbolico referendum sulla propria leadership potrebbe non essere bastato a cancellare le ombre che si addensano sul suo conto e su quello del suo movimento.

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