Borse europee deboli, a Milano scendono Leonardo e Fincantieri
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Redazione Economia
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Le borse europee, in un’atmosfera di cautela diffusa, faticano a trovare una direzione precisa nell’ultima settimana dell’anno. Mentre il listino di Piazza Affari registra un calo dello 0,2%, con performance altalenanti anche per gli altri principali indici del continente, da Wall Street giunge un segnale di moderato ottimismo, seppur non decisivo. L’indice S&P500, infatti, si è attestato a 6.929 punti, lasciando intravedere la possibilità di un ulteriore rimbalzo, il cosiddetto “rally di Natale”, verso la soglia psicologica dei 7.000 punti. Gli operatori, da una parte, scrutano l’orizzonte monetario statunitense, attendendo i verbali della Federal Reserve per avere conferma sulle attese di due tagli dei tassi d’interesse nel 2026; dall’altra, devono fare i conti con la volatilità di alcuni settori specifici, come quello dei titoli legati alla difesa, che subiscono contraccolpi da sviluppi geopolitici inattesi.
La spinta americana e l'attesa dei verbali della Fed
La speranza di una spinta propulsiva dai mercati d’Oltreoceano si scontra, dunque, con la necessità di elementi concreti su cui fondare le strategie d’investimento per il nuovo anno. I verbali dell’ultima riunione dell’istituto guidato da Jerome Powell, la cui pubblicazione è attesa per martedì 30 dicembre, rappresentano l’appuntamento più immediato e scrutinato, poiché potrebbero offrire indizi cruciali sul percorso futuro della politica monetaria. Tale attesa, che paralizza parzialmente gli scambi, si unisce a movimenti speculativi in altre asset class, come i metalli preziosi, dove l’argento ha recentemente toccato un record storico superando gli 80 dollari l’oncia, per poi ritraersi, in uno scenario globale reso instabile dalle tensioni internazionali.
I titoli sotto pressione a Piazza Affari
Nel dettaglio della seduta milanese, il quadro appare particolarmente negativo per alcuni big del listino. L’indice Ftse Mib, dopo aver ampliato le perdite nell’ultima mezz’ora di negoziazioni, ha chiuso in ribasso dello 0,35%, attestandosi a 44.445 punti. A pesare, in una giornata peraltro caratterizzata da una certa tenuta dei titoli di Stato – con lo spread Btp-Bund in calo a 77,3 punti base – sono stati soprattutto i comparti sensibili alle notizie di politica estera. I rumors relativi a possibili colloqui di pace in Ucraina hanno infatti frenato i titoli della difesa, trascinando in negativo Leonardo, che ha ceduto l’1,9%, e Fincantieri, in calo dell’1,35%. A questi si sono aggiunte le flessioni di Tim, che ha perso l’1,4%, e di altri valori come Lottomatica e Saipem, mentre nel settore bancario Unicredit ha chiuso con un meno dello 0,85%.
Il contesto europeo e la chiusura per le festività
Il quadro complessivo del Vecchio Continente, del resto, non offre grandi motivi di euforia, confermando una tendenza alla lateralità in volumi di scambio spesso ridotti per via del periodo festivo. Nella precedente seduta, limitata dalla chiusura anticipata per la Vigilia di Natale di diverse piazze, tra cui Milano e Francoforte, i listini aperti avevano già mostrato debolezza, con Londra che si era distinta come la borsa peggiore con un calo dello 0,2%. Questa fragilità di fondo, seppur contenuta, sembra quindi persistere, mentre gli investitori valutano il mix tra gli stimoli potenziali della politica monetaria americana e i rischi geopolitici, che continuano a influenzare settori chiave e a iniettare incertezza negli ultimi scambi dell’anno.




