Neve a rischio per le Olimpiadi 2026, la Fis lancia l'allarme per i tracciati

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’inverno capriccioso, che sulle Alpi si è presentato con tepori anomali e precipitazioni scarse, non preoccupa soltanto i gestori degli impianti sciistici ma getta un’ombra lunga sui Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026. A soli quattordici mesi dall’inaugurazione, a destare apprensione è proprio la materia prima indispensabile per lo svolgimento delle gare: la neve. Una preoccupazione che, come ha sottolineato il presidente della Federazione internazionale sci, Johan Eliasch, si è materializzata in modo palpabile durante una recente visita al Livigno Snow Park, il complesso destinato ad ospitare le gare di snowboard e freestyle. “Sono preoccupato”, ha dichiarato Eliasch, evidenziando come la copertura nevosa sul sito sia attualmente insufficiente e come la produzione di neve tecnica – il cui avvio era previsto da tempo – non fosse ancora iniziata. Un ritardo che, seppur in un quadro generale di avanzamento dei lavori, solleva interrogativi sulla tenuta della programmazione in uno scenario meteorologico sempre più imprevedibile.

Il piano B sotto stress

La neve artificiale, da anni pilastro portante dell’industria sciistica alpina, rappresenta l’unica garanzia operativa per eventi di portata planetaria come le Olimpiadi, le quali non possono essere rimandate in attesa di una buona nevicata. Tuttavia, la sua produzione non è un processo né banale né immediato, richiedendo condizioni termiche precise e un’enorme quantità di acqua ed energia. Le critiche mosse dalla Fis, che si estendono anche ad altri siti olimpici, toccano dunque un nervo scoperto: l’adeguatezza e la prontezza delle infrastrutture di innevamento tecnico, le quali devono essere assolutamente impeccabili per sopperire a eventuali carenze della natura. D’altronde, la costruzione di un tracciato da competizione, con le sue pendenze studiate e i suoi salti, richiede una base stabile e compatta che solo la neve prodotta artificialmente può garantire con la necessaria consistenza e durata.

Rassicurazioni dal cantiere di Livigno

In netto contrasto con le valutazioni allarmate del vertice della Fis, giungono le parole rassicuranti del commissario di Simico, Fabio Saldini, la società pubblica responsabile della realizzazione delle opere. Secondo Saldini, a Livigno non esiste alcuna emergenza, e il presunto ritardo nell’avvio dei cannoni sarebbe stato causato da un guasto tecnico – un tubo rotto – prontamente riparato. “Problema risolto”, ha affermato, precisando che i lavori procedono in linea con il cronoprogramma stabilito. Il Livigno Snow Park, un’opera imponente che si sviluppa su venticinque ettari e che per la prima volta nella storia olimpica convoglierà cinque diversi tracciati di gara in un’unica area di arrivo, è dunque un cantiere in piena attività, dove le priorità sono molteplici e vanno dalla messa a punto degli impianti alla sistemazione del territorio.

Il conto alla rovescia e le chiusure programmate

Nel frattempo, gli appassionati possono già testare alcuni dei tracciati olimpici durante le vacanze natalizie, prima che le piste vengano chiuse al pubblico per gli ultimi, indispensabili interventi di manutenzione e preparazione. Una pausa necessaria, quella che scatterà a partire dalla metà di gennaio, per rifinire ogni dettaglio e predisporre le aree di gara allo standard richiesto. Il tempo stringe, e la sfida non riguarda solo il completamento delle strutture, ma anche la capacità di gestire un elemento – la neve, naturale o artificiale che sia – sempre più condizionato dai cambiamenti climatici. La tensione è tangibile, e mentre i cantieri lavorano a ritmo serrato, l’attenzione rimane puntata sul cielo e sui termometri, nella speranza che la stagione invernale decida finalmente di presentarsi con il suo volto più autentico.

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