Roma e il Giubileo: la sfida vinta dei cantieri, quella persa della solidarietà

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre si chiudono le Porte Sante nelle basiliche papali, un bilancio dell'Anno Giubilare a Roma si fa strada, delineando un esito contrastante. Se, da un lato, la macchina organizzativa della capitale ha retto l'impatto di milioni di pellegrini, gestendo con efficacia l'emergenza logistica dei cantieri, dall'altro – come sottolineato dal cardinale Baldo Reina nella sua omelia – la città non ha saputo cogliere l'occasione per un cambiamento profondo. La distanza tra centro e periferie, che qualcuno vorrebbe colmata, rimane un solco profondo, mentre persistono, in molti, una sensazione di abbandono e la mancanza di prospettive concrete. Le famiglie, in particolare, continuano a navigare in un mare di difficoltà, strette tra la crisi del lavoro povero e l'emergenza abitativa, senza che siano arrivate risposte capaci di ridare slancio e speranza.

Le medaglie della memoria e il sigillo sulla Porta Santa

Proprio nel momento della conclusione dei riti, la Basilica di Santa Maria Maggiore – che Papa Francesco ha scelto come luogo del proprio riposo eterno – ha fatto coniare una medaglia commemorativa, riallacciandosi a un'antica tradizione. L'oggetto, che intende preservare il ricordo dell'Anno Santo voluto da Francesco e concluso da Papa Leone XIV, sancisce simbolicamente il passaggio. Un gesto che fissa nella materia un periodo destinato a lasciare un'impronta spirituale, sebbene, a giudicare dalle analisi che circolano, il suo lascito sociale appaia più incerto e dibattuto.

La speranza che "non delude" e il monito di San Paolo fuori le Mura

Diverso il tono dell'omelia pronunciata a San Paolo fuori le Mura, dove il cardinale James Michael Harvey ha presieduto al rito di chiusura della terza Porta Santa. Dinanzi a una basilica che, da secoli, è crocevia di fedeli di diverse confessioni, l'arciprete ha richiamato il senso autentico della speranza cristiana. Quest'ultima, ha precisato, non è un ottimismo superficiale o una fuga dalla realtà, ma una forza che resiste persino di fronte alle guerre, alle ingiustizie e allo smarrimento del nostro tempo. Citando l'apostolo Paolo, a cui la basilica è dedicata, Harvey ha ricordato che la speranza "non delude", insegnando come nessuna prigione materiale possa spegnere la libertà interiore dell'uomo. Un messaggio universale, rivolto soprattutto ai "lontani", in un'epoca segnata da incertezze globali.

Il lascito di un Giubileo tra spiritualità e disagio sociale

Il Giubileo 2025 si chiude dunque con due eredità parallele e distinte. Da una parte, vi è il solenne patrimonio spirituale e simbolico, custodito nelle medaglie e nei riti, e proclamato dalle parole che invitano a una speranza incrollabile. Dall'altra, resta l'amara constatazione di una città, Roma, che non è riuscita a tradurre l'evento mondiale in una vera occasione di riscatto per le sue frange più deboli. I pellegrini sono tornati alle loro case, le porte sono state sigillate, ma le questioni sollevate – la povertà, il lavoro precario, il divario territoriale – rimangono aperte, attendendo ancora una risposta che vada oltre l'effimero dell'evento.

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