Un nemico chiamato Sole, l’allarme di Sinner: “Proteggetevi, i tumori della pelle sono in aumento”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non servono i riflettori del cemento dell’Australian Open per capire l’urgenza, ma la voce del campione – in questo caso quella di Jannik Sinner – amplifica un messaggio che i numeri, purtroppo, rendono sempre più drammatico. L’incidenza del melanoma, il più aggressivo dei tumori cutanei, è in costante ascesa in tutta Europa e l’Italia, come spesso accade per le patologie legate a uno stile di vita, non fa eccezione. Anzi, ci sono territori, come la provincia di Torino, dove si registrano tra i 1000 e i 1200 nuovi casi ogni anno, una concentrazione che obbliga a interrogarsi sull’efficacia delle strategie attuali. L’appello del tennista, che invita a “proteggersi” senza mezzi termini, arriva dunque in un momento in cui la prevenzione – sebbene abbia indubbiamente fatto passi da gigante – sembra arrancare dietro alla curva epidemiologica. Perché se è vero che prestiamo più attenzione alle esposizioni, sia naturali che artificiali, e che l’autoesame della pelle è diventato una pratica più diffusa, i dati epidemiologici raccontano una verità scomoda: il melanoma colpisce sempre di più.

L’eredità del sole e il paradosso della prevenzione secondaria

I dermatologi della Sidemast (Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse), riuniti in questi giorni a Rimini per il 99° Congresso nazionale, hanno messo nero su bianco un fenomeno che appare quasi paradossale. Da un lato, c’è una maggiore consapevolezza che ha portato a diagnosticare tumori in fase iniziale, spesso limitandosi all’asportazione del nevo sospetto; dall’altro, però, il numero totale di melanomi continua a lievitare. È come se la medicina fosse diventata bravissima a vedere il nemico, ma non fosse ancora riuscita a impedirgli di entrare nel campo. Un dato, tra quelli emersi in sede congressuale, suona come un campanello d’allarme statistico: il 50% dei casi di melanoma si concentra in appena il 2% della popolazione. Parliamo di quelle persone con oltre 50 nevi di diametro superiore ai 5 millimetri, spesso con una familiarità pesante o un fototipo chiaro, che meriterebbero un’attenzione quasi personalizzata.

La mappa dei nei e quel buco nero nei Livelli Essenziali di Assistenza

È proprio su questo fronte che si gioca la partita più delicata per il Sistema Sanitario Nazionale. Oggi, la cosiddetta “mappatura dei nei” non è formalmente riconosciuta come prestazione autonoma nei Lea; viene ricompresa nella visita dermatologica standard, dove lo specialista si avvale della dermatoscopia manuale. Le tecnologie più avanzate, come la videodermatoscopia digitale o la fotografia del intero (Total Body Photography), rappresentano indagini di secondo livello che, secondo i clinici, dovrebbero essere rese accessibili in modo più capillare. Strumenti come questi permettono di seguire l’evoluzione di lesioni dubbie nel tempo, un passaggio cruciale quando si ha a che fare con una patologia che muta aspetto. Eppure, nonostante le linee guida europee le considerino fondamentali per intercettare precocemente il melanoma, queste tecnologie stentano a trovare uno spazio stabile nei percorsi diagnostici standard, lasciando spesso il paziente in una sorta di limbo tra l’allarme e la rassicurazione.

Il decalogo del professor Broganelli tra regole ferree e falsi miti

Ma come ci si muove, concretamente, in attesa che la sanità pubblica colmi questi vuoti? La parola passa agli specialisti sul campo. Paolo Broganelli, dermatologo di lungo corso all’Università di Torino (e che ha recentemente trasferito la sua attività al Mauriziano, con l’obiettivo dichiarato di creare percorsi rapidi per la rimozione dei tumori aggressivi), ha elaborato un vero e proprio decalogo della sopravvivenza. Le regole spaziano dall’ovvio – vietato esporsi nelle ore più calde, bandire le lampade abbronzanti – a suggerimenti più sfumati. Si va dalla scelta del tessuto per i vestiti (quelli a trama fitta filtrano meglio i raggi) all’applicazione corretta della crema solare, che non deve essere un rito mattutino frettoloso ma un gesto da ripetere ogni due ore e dopo ogni bagno. L’obiettivo, spiegano gli esperti, non è demonizzare il sole – fonte essenziale di vitamina D – ma trasformare l’esposizione da atto di abbandono inconsapevole a gesto misurato.

Quando il segnale diventa allarme: la regola dell’Abcde

Se la prevenzione primaria fallisce, quella secondaria resta l’ancora di salvezza. E qui tornano utili quei segnali che nessuno dovrebbe più ignorare. La regola dell’Abcde – Asimmetria, Bordi irregolari, Colore disomogeneo, Diametro superiore ai 6 millimetri ed Evoluzione nel tempo – è il metodo più semplice per distinguere un nevo benigno da uno potenzialmente letale. Ma gli specialisti aggiungono un dettaglio ulteriore, quello del “brutto anatroccolo”: se un neo è diverso da tutti gli altri che hai sulla pelle, anche in assenza dei criteri classici, merita un controllo. I numeri parlano chiaro: secondo l’American Cancer Society, se il melanoma viene diagnosticato prima che si diffonda oltre lo strato superficiale della pelle, il tasso di sopravvivenza supera il 90%. Una volta che il tumore metastatizza, quella percentuale crolla drasticamente. È la prova che, in oncologia, il tempo non è solo denaro: è vita.

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