Moncalieri, il sequestro e le torture del 15enne nel pozzo nero della baby gang

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La notte di Halloween, che per molti doveva essere un gioco, per un quindicenne con invalidità si è trasformata in un incubo di violenza e umiliazione. Secondo la ricostruzione della madre, che ha denunciato l’accaduto in un post su un gruppo Facebook di Moncalieri, il ragazzo è stato prima rinchiuso per ore in una stanza, minacciato con un cacciavite e privato dei capelli e delle sopracciglia con la forza. Dopo questa sequenza di sevizie, i suoi aguzzini lo avrebbero costretto a gettarsi nelle fredde acque del fiume Po, un episodio di crudeltà che culmina con l’abbandono del giovane, solo e provato, davanti alla stazione di Porta Nuova a Torino.

La struttura del gruppo e le indagini

Le indagini dei carabinieri, coordinate dalla procura dei minori, hanno rapidamente messo a fuoco i contorni di un gruppo, definibile come una baby gang, la cui pericolosità è pari alla giovane età dei suoi componenti. Si tratta, stando a quanto emerso, di una formazione fluida ma con un nucleo fisso di tre giovani, due ragazzi e una ragazza, tutti tra i 14 e i 16 anni e già noti alle forze dell’ordine per precedenti di vandalismo. Uno di loro, per aggiungere un ulteriore tassello di drammaticità alla vicenda, sarebbe addirittura compagno di scuola della vittima, un dettaglio che fa pensare a una dinamica di premeditazione e a un rapporto di conoscenza sfruttato per attirare il malcapitato nella trappola.

Il quadro giudiziario e le accuse

Sul tavolo del magistrato, che ha aperto un fascicolo d’inchiesta, gravano le pesanti accuse di sequestro di persona e violenza privata. L’azione della procura di Torino si basa sulla denuncia presentata dalla famiglia del ragazzo, la quale ha avuto la forza di rendere pubblico un dramma che va ben oltre l’aggressione fisica. La violenza subita, che include l’episodio in cui è stato costretto a immergersi anche nella Dora, si configura come una tortura a tutti gli effetti, un tentativo di annichilire la persona colpendo la sua dignità oltre che il suo corpo.

Il contesto criminale emergente

Quello che emerge dalle indagini non è un fatto isolato, bensì l’ultimo anello di una catena di illegalità che sta insanguinando l’hinterland. Lo stesso gruppo, del quale fanno parte i tre minorenni fermati, è sospettato di essere responsabile di un lungo elenco di “imprese”, che spaziano dal lancio di molotov contro un ex comando della polizia locale a una serie di rapine, dipingendo il ritratto di una gioventù spregiudicata e violenta. Un fenomeno, quest’ultimo, che si alimenta di una crudeltà gratuita e di una progressiva escalation, come dimostra il salto di qualità rappresentato dalle sevizie ai danni di un coetaneo particolarmente vulnerabile.

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