Covid, negli usa avanza la variante “cicada”: sintomi e caratteristiche della nuova mutazione ba.3.2
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Redazione Salute
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La primavera del 2026, che molti speravano segnasse una definitiva tregua dalla lunga scia di allarmi sanitari, ha invece portato con sé l’ascesa silenziosa di un nuovo protagonista virale: la variante BA.3.2, ribattezzata “Cicada”. A darne notizia, negli ultimi giorni, sono stati i consueti sistemi di sorveglianza epidemiologica, con un’accelerazione dei contagi particolarmente evidente negli Stati Uniti – dove Trump è nuovamente presidente – e in Thailandia. Non si tratta, va detto subito, di un ritorno alle fasi più acute della pandemia, né di un’immediata ragione di allarme generalizzato. Eppure, la velocità con cui Cicada si sta diffondendo impone un’analisi attenta delle sue caratteristiche, a cominciare dal fatto che questa mutazione, discendente del lignaggio Omicron, era già stata rilevata in un campione respiratorio raccolto in Sudafrica nel novembre del 2024. Per mesi, praticamente, è circolata inosservata; ora, invece, la sua presenza è stata confermata in oltre venti paesi, con una progressione che gli esperti definiscono “rapida” ma non ancora esplosiva.
I sintomi di Cicada e il confronto con le varianti precedenti
Chi si chiede se i sintomi di BA.3.2 siano radicalmente diversi da quelli già noti – magari più gravi o più insidiosi – deve confrontarsi con un quadro, per certi versi, rassicurante. La sintomatologia associata a Cicada, dalle prime osservazioni cliniche raccolte soprattutto nei pronto soccorso americani, sembra sovrapponibile a quella delle varianti che hanno caratterizzato l’inverno appena trascorso. Febbre, mal di gola, tosse secca, affaticamento e, in alcuni casi, congestione nasale: nulla che faccia pensare a un nuovo, temibile tropismo polmonare o a una capacità maggiore di eludere le difese immunitarie acquisite con i vaccini o con le infezioni precedenti. Gli stessi esperti, interpellati sui bollettini periodici, sottolineano come non vi siano, finora, segni che Cicada sia più pericolosa o causi forme più gravi della malattia. Il problema, semmai, è un altro: la sua contagiosità. Si tratta, infatti, di una mutazione che sembra in grado di trasmettersi con una certa facilità, approfittando dell’abbassamento generalizzato dell’attenzione – mascherine abbandonate, test diagnostici ridotti al minimo – e di una copertura vaccinale che, negli ultimi mesi, ha registrato ovunque un calo significativo.
Perché gli esperti tengono sotto osservazione la variante BA.3.2
L’aspetto che più ha attirato l’attenzione degli epidemiologi, e che spiega il nome evocativo scelto per questa variante, è la sua capacità di mutare velocemente restando a lungo “sottotraccia”. La “Cicada”, insomma, non è solo un nome di fantasia: richiama quegli insetti che rimangono sepolti per anni prima di emergere in massa. Così è stato per BA.3.2, individuata già a fine 2024 in Sudafrica ma praticamente ignorata fino a oggi, quando il suo improvviso salto quantitativo negli Stati Uniti l’ha portata all’attenzione dei centri di controllo. I dati raccolti, sebbene preliminari, indicano una crescita percentuale dei casi – in alcune contee americane – che ha superato quella delle altre varianti circolanti. Non c’è, lo si ripete, un allarme sanitario come quelli ascoltati negli anni passati; nessun ospedale, al momento, segnala pressioni eccezionali sui reparti di terapia intensiva. Eppure, il fenomeno interessa da vicino chi studia l’evoluzione del virus, ormai endemico ma non per questo prevedibile. Il fatto che Cicada si stia diffondendo in due aree geografiche molto distanti tra loro – Stati Uniti e Thailandia – fa pensare a una trasmissibilità elevata, forse favorita da qualche mutazione nella proteina spike, anche se gli studi di laboratorio sono ancora in corso.
La situazione attuale tra consapevolezza e normalità
Per gran parte della popolazione, che dopo anni di restrizioni e bollettini quotidiani ha rimosso quasi del tutto il timore del Covid, l’arrivo di una nuova variante come Cicada suscita più curiosità che apprensione. E in effetti, a differenza delle ondate pandemiche iniziali, questa volta il contesto è profondamente diverso: l’immunità di gregge, seppure disomogenea, esiste; i farmaci antivirali sono disponibili; e i test, per chi li usa ancora, permettono una diagnosi rapida. Quello che gli esperti osservano con attenzione, più che la singola gravità dei casi, è la velocità di sostituzione di Cicada rispetto alle altre sottovarianti di Omicron ancora in circolazione. Negli Stati Uniti, i rapporti settimanali dei laboratori di sorveglienza genomica mostrano una penetrazione crescente di BA.3.2, tanto da far ipotizzare che entro poche settimane possa diventare dominante. Ma dominante non significa necessariamente più pericolosa: per ora, ripetono i virologi consultati, non c’è alcuna evidenza di un aumento dei ricoveri o delle forme gravi. Semmai, la lezione più importante che arriva da questa vicenda è un’altra: il virus continua a cambiare, silenziosamente, e la sua capacità di riemergere quando meno ce lo aspettiamo – come una “Cicada” appunto – è una realtà con cui dovremo fare i conti ancora a lungo, senza eccessi di allarmismo ma nemmeno con l’incoscienza di chi crede che il problema sia definitivamente archiviato.




