A quarant'anni dall'omicidio di Giancarlo Siani, la memoria come monito
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Redazione Interno
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Sono passati quarant’anni da quel 23 settembre 1985, una data che ha segnato a fuoco la storia del giornalismo italiano, quando Giancarlo Siani, giovane e determinato corrispondente de ‘Il Mattino’, venne assassinato dalla camorra per aver semplicemente svolto con coraggio il proprio lavoro. La sua colpa, inaccettabile per i clan, fu quella di aver indagato e raccontato, con una precisione che spesso anticipava le indagini ufficiali, le intricate connessioni tra gli affari illeciti della criminalità organizzata e quel mondo politico-istituzionale che, allora come oggi, rappresenta il bersaglio primario di ogni seria lotta alle mafie. Un delitto che, come ebbe a sottolineare il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha lasciato una memoria incancellabile, un solco profondo nella coscienza civile del Paese.
Proprio in queste ore, Napoli lo ricorda con una serie di iniziative che ne onorano la figura, concentrandosi sul valore del suo esempio più che sull’orrore della sua fine. Tra queste, assume un rilievo particolare il documentario “Quaranta anni senza Giancarlo Siani”, prodotto da Combo International con Rai Documentari e già disponibile sulla piattaforma RaiPlay. La presentazione ufficiale, in programma al Teatro Mercadante, vedrà la partecipazione di Toni Servillo, il quale presta la sua voce per dare nuova vita agli articoli di Siani, leggendoli agli studenti del liceo Giovan Battista Vico, che fu anche la scuola del giovane giornalista. Un passaggio di testimone ideale alle nuove generazioni, affinché possano comprendere il peso delle parole quando sono usate per scoprire la verità.
L’attualità del suo messaggio risuona con forza in un’epoca in cui l’informazione è sottoposta a pressioni di vario genere. Come ha ricordato il segretario della CGIL Napoli, Franco Ricci, commentando lo speciale dedicatogli da Rainews24, il sacrificio di Siani rappresenta un faro per la “lotta contro tutte le mafie”, un monito sulla necessità della fermezza e dell’integrità. Le sue inchieste, che minuziosamente svelavano i legami occulti tra pezzi di potere e criminalità, dimostravano come il giornalismo d’inchiesta possa essere un baluardo a difesa della legalità, un servizio essenziale per la collettività che va preservato e protetto.




