Credito d’imposta sul gasolio agricolo, la misura del governo salva l’annata agraria

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La primavera, lo si sa, è la stagione più critica per chi lavora la terra: è il momento delle semine, delle lavorazioni profonde, della ripresa a pieno regime di quelle attività agronomiche che durante l’inverno subiscono inevitabilmente un rallentamento. Ebbene, è stata proprio la necessità di non fermare questa macchina produttiva – già messa a dura prova da rincari energetici senza precedenti – a spingere il Consiglio dei ministri, nella riunione di venerdì 3 aprile, a varare un provvedimento che, per usare un eufemismo, gli agricoltori italiani attendevano con il fiatone sospeso. Si tratta di un intervento mirato, una sorta di ancora di salvataggio gettata in mare in tempesta: un credito d’imposta da 30 milioni di euro, destinato a coprire il 20% delle spese sostenute nel mese di marzo per l’acquisto del gasolio agricolo. Una boccata d’ossigeno, insomma, che arriva giusto in tempo per scongiurare il rischio concreto di vedere i trattori fermi nei capannoni proprio mentre i campi reclamavano la loro opera.

Il contesto in cui matura questa decisione è, a dir poco, drammatico dal punto di vista dei costi aziendali. Le ripercussioni del conflitto in Iran, con il conseguente effetto domino sui mercati globali dell’energia, hanno fatto schizzare il prezzo del gasolio agricolo ben oltre la soglia di guardia. Se fino a qualche mese fa si poteva acquistare a circa 0,85 euro al litro, oggi la quotazione ha abbondantemente superato quota 1,40 euro, toccando punte del 44% in più rispetto all’inizio dell’anno e registrando incrementi percentuali superiori persino a quelli del diesel per autotrazione. Non si tratta, va detto, soltanto del costo del carburante in sé: a gravare sulle spalle delle imprese primarie c’è anche il rincaro dei fertilizzanti, con l’urea che ha toccato quota 835 euro a tonnellata, un balzo impressionante se confrontato con i 585 euro di un recente passato precedente alla guerra.

L’urgenza di un intervento tempestivo per la ripresa delle attività primaverili

La tempistica, in questo caso, non è affatto un dettaglio secondario. Il provvedimento, pur nella sua natura di misura tampone limitata al solo mese di marzo, intercetta una fase decisiva per il ciclo produttivo. Le aziende agricole, lo si legge nelle note diramate dalle principali associazioni di categoria – da Cia-Agricoltori Italiani a Confagricoltura – sono già in piena operatività primaverile: si preparano i terreni, si eseguono le semine, si intensificano gli interventi agronomici dopo la pausa invernale. In settori particolarmente energivori come l’ortoflorovivaismo, la zootecnia o le colture fungicole, la voce "gasolio" incide sui costi totali di produzione per una percentuale che oscilla tra il 15 e il 20%. Senza questo credito d’imposta, insomma, molti bilanci aziendali avrebbero rischiato di chiudere in rosso già prima ancora di iniziare la stagione.

La soddisfazione espressa dai vertici delle organizzazioni agricole, sebbene contenuta nei toni tipici di chi ha ottenuto solo una parte di ciò che chiedeva, è palpabile. Il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, nel dare il benvenuto alla misura, ha ricordato come la Confederazione avesse iniziato a premere sul governo già nelle ore immediatamente successive allo scoppio della guerra in Iran, depositando emendamenti ad hoc al Decreto Bollette per chiedere proprio questa agevolazione fiscale. Un pressing, quello delle sigle di categoria, che aveva trovato un primo, timido riscontro nelle scorse settimane con il taglio delle accise, rivelatosi però assolutamente insufficiente a calmierare un mercato impazzito.

Le reazioni del mondo agricolo tra sollievo e richieste strutturali

Dalle parole dei rappresentanti degli agricoltori emerge un sentimento ambiguo, che oscilla tra il sollievo immediato e la consapevolezza della precarietà della soluzione adottata. Se da un lato si plauda al "gesto di attenzione" del governo Meloni e del ministro dell’Economia Giorgetti, dall’altro le associazioni avvertono che si tratta solo di un primo passo. La preoccupazione di fondo, che trapela dai comunicati stampa diffusi nella giornata di sabato, riguarda la durata limitata dell’intervento. Il credito d’imposta, lo ricordiamo, è stato stanziato per un solo mese, ma le attività agricole, è bene sottolinearlo, si intensificheranno ulteriormente nei mesi a venire, quando il carico di lavoro nei campi raggiungerà il suo picco massimo. Si teme, pertanto, che senza un provvedimento di proroga o, meglio ancora, senza un intervento strutturale di più ampio respiro, l’effetto benefico di queste risorse possa esaurirsi prima ancora che la stagione sia terminata.

Il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare, intervenuto sulla vicenda, ha difeso la scelta dell’esecutivo definendola "concreta" e necessaria non solo per sostenere il reddito degli imprenditori agricoli, ma anche per difendere il potere d’acquisto dei cittadini. La ratio, in questo senso, è chiara: se non si fosse arginato l’aumento dei costi di produzione alla fonte, quel rincaro si sarebbe inevitabilmente tradotto in un aumento dei prezzi al consumo sugli scaffali della grande distribuzione. L’intervento sul gasolio agricolo diventa, quindi, anche una misura indiretta di politica dei prezzi, un argine alla spirale inflazionistica che minaccia la spesa delle famiglie italiane.

L’impatto sui conti pubblici e lo scenario geopolitico di riferimento

Non si può comprendere appieno la portata di questo decreto – né la sua natura temporanea – senza inquadrarlo nello scenario più ampio della finanza pubblica e delle tensioni internazionali. La copertura dell’intervento, pari a 500 milioni di euro complessivi (di cui 30 destinati specificamente all’agricoltura), è stata trovata ricorrendo a un mix di misure che testimoniano la ristrettezza dei margini di manovra del bilancio statale: da un lato l’extragettito dell’Iva generato dal meccanismo delle accise mobili, dall’altro un congelamento delle aste relative alle quote di CO2 e, non ultimo, tagli lineari alla spesa dei singoli dicasteri. Un puzzle contabile complicato, insomma, che lascia intendere come il governo sia consapevole dell’impossibilità di mantenere a lungo questo regime di aiuti senza mettere a repentaglio gli obiettivi di deficit.

E proprio il contesto bellico in Medio Oriente, con la conseguente volatilità dei prezzi delle materie prime, gioca un ruolo determinante in questa partita. Gli agricoltori si trovano schiacciati tra due fuochi: da una parte il caro-gasolio che alimenta i mezzi meccanici, dall’altra il caro-fertilizzanti – come l’urea – la cui produzione è spesso legata a filiere energetiche instabili. Le rilevazioni Istat citate dalle associazioni agricole sono impietose: mentre nel decennio 2010-2021 la spesa media annua per energia motrice si attestava intorno ai 3,2 miliardi di euro, nel solo triennio 2022-2024 l’aggravio per le imprese primarie è stato superiore a 6,5 miliardi di euro. Numeri che spiegano bene la fragilità di un settore, quello primario, che per sua natura non può permettersi pause o rinvii, pena la compromissione dell’intera annata agraria e, con essa, della sovranità alimentare del Paese.

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