Google sfida Meta sul ring degli occhiali intelligenti, ma l'Ue prepara un nuovo ostacolo
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Mentre l'intelligenza artificiale di Gemini si prepara a diventare la lente attraverso cui guardare il mondo, Google annuncia ufficialmente il suo ritorno, seppur con nuove sembianze, in un mercato che già in passato gli si era dimostrato ostico. La compagnia di Mountain View, infatti, ha confermato di stare lavorando a due distinti modelli di occhiali intelligenti, il primo dei quali è atteso per il 2026, in una mossa che punta direttamente a contendere il territorio a Meta, già produttore di smart glasses in partnership con EssilorLuxottica. Questo nuovo tentativo, che alcuni potrebbero leggere come un audace "déjà vu" dopo i fallimentari Google Glass, si fonda interamente sull'integrazione dell'AI direttamente a bordo del dispositivo, una scelta tecnologica che promette di trasformare radicalmente l'esperienza d'uso, rendendola più fluida e potente, senza la necessità di una costante dipendenza da altri device.
Le reazioni dei mercati e il panorama competitivo
L'annuncio di Google non è passato inosservato nei palazzi finanziari, dove ha prodotto un effetto immediato e tangibile sul valore del principale player europeo del settore ottico. EssilorLuxottica, il colosso controllato dalla famiglia Del Vecchio, ha infatti registrato un brusco tracollo in Borsa, con un calo che ha portato a una perdita di capitalizzazione stimata in 7,8 miliardi di euro, un dato che evidenzia quanto gli investitori temano l'ingresso di un competitor così agguerrito e tecnologicamente attrezzato. Nel frattempo, il panorama si fa sempre più affollato: Samsung, dopo il lancio del suo visore Galaxy XR, ha ufficialmente depositato il marchio "Galaxy Glasses" e sta lavorando ai propri progetti, mentre Google stessa, attraverso il cosiddetto Project Aura sviluppato con l'azienda XREAL, ha già offerto un assaggio delle sue intenzioni in campo.
Il regolamento Ue sulle batterie: un potenziale scoglio per tutto il settore
Proprio mentre i giganti della tecnologia si affrontano per conquistare lo spazio davanti ai nostri occhi, un nuovo e imponente regolamento dell'Unione Europea rischia di modificare le regole del gioco in maniera sostanziale per l'intero comparto. La normativa, che impone standard di sostenibilità e, soprattutto, la sostituibilità delle batterie da parte dell'utente finale, potrebbe infatti rivelarsi un ostacolo di non facile superamento per dispositivi così compatti e miniaturizzati come gli occhiali intelligenti. L'industria si trova quindi a dover risolvere un complesso dilemma ingegneristico, bilanciando l'esigenza di design innovativo e prestazioni elevate con i nuovi vincoli imposti dalla legge, i quali, se non adeguatamente affrontati, potrebbero ritardare o addirittura impedire l'ingresso di questi prodotti nel mercato europeo.
La sfida tecnologica dell'AI on-device
La posta in gioco, però, va ben oltre la semplice sostituzione di una batteria e tocca il cuore stesso della proposta di valore di questi nuovi dispositivi. L'elemento distintivo degli smart glasses di prossima generazione risiede infatti nella capacità di processare dati e rispondere a comandi complessi attraverso l'intelligenza artificiale integrata, una scelta che solleva questioni non banali riguardanti l'autonomia energetica, la dissipazione del calore e le prestazioni complessive. Realizzare un dispositivo leggero e confortevole da indossare, che al contempo ospiti al suo interno potenti modelli di linguaggio e di visione artificiale, rappresenta una sfida di prim'ordine, il cui esito definirà la reale utilità e diffusione di questi oggetti, trasformandoli da prototipi di nicchia a veri e propri assistenti personali sempre a portata di sguardo.




