Sanità nel Lazio: cure negate e spesa record per chi può permetterselo

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Nel 2023, il Lazio si è confermato come la regione italiana con la spesa sanitaria privata più elevata, raggiungendo una cifra pro-capite di 852 euro, ben superiore alla media nazionale di 730 euro. Tuttavia, questo dato non riflette un miglioramento dell’accesso alle cure, ma piuttosto un sistema che costringe i cittadini a rivolgersi al privato per sopperire alle carenze del servizio pubblico. Il paradosso è evidente: mentre chi può permetterselo sborsa cifre consistenti per visite ed esami, il 10,5% della popolazione, una persona su dieci, è stata costretta a rinunciare completamente alle cure, un valore significativamente più alto rispetto alla media italiana del 7,6%.

Il report dell’Osservatorio Gimbe, intitolato “La spesa sanitaria privata in Italia nel 2023”, ha messo in luce una situazione critica, non solo nel Lazio ma in diverse regioni del Paese. Sardegna, Umbria, Abruzzo e Marche, ad esempio, presentano percentuali simili di rinuncia alle cure, tutte superiori alla media nazionale. Nel caso del Molise, quasi un cittadino su dieci ha dichiarato di non aver potuto accedere a prestazioni sanitarie necessarie, nonostante una spesa privata pro-capite di 435 euro, tra le più basse d’Italia.

Le cause di questa disparità sono molteplici. Da un lato, i tempi di attesa per le prestazioni pubbliche sono spesso insostenibili, spingendo chi ha disponibilità economiche a rivolgersi a strutture private. Dall’altro, una fetta consistente della popolazione, soprattutto quella più vulnerabile, si trova costretta a rinunciare a visite specialistiche, esami diagnostici e persino a interventi di prevenzione, fondamentali per evitare l’aggravarsi di patologie. Nel Lazio, in particolare, la combinazione tra liste d’attesa interminabili e costi elevati ha creato un circolo vizioso in cui il diritto alla salute rischia di trasformarsi in un privilegio per pochi.

La Lombardia, invece, si distingue per una spesa sanitaria privata record, con una media pro-capite che supera i 1000 euro. Questo dato, tuttavia, non deve trarre in inganno: circa il 40% di questa cifra è destinato a prestazioni considerate a basso valore, come visite non strettamente necessarie o controlli “extra”, spesso richiesti per evitare le lunghe attese del sistema pubblico. Anche qui, la spesa privata non è un indicatore di benessere, ma piuttosto un sintomo delle carenze strutturali del Servizio Sanitario Nazionale

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