Calabria, il 7,3% rinuncia alle cure: la sanità privata non basta

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Redazione Salute Redazione Salute   -   CATANZARO – Nel 2023, il 7,3% dei calabresi ha rinunciato a ricevere cure mediche, un dato che si avvicina alla media nazionale del 7,6%. Questa fotografia, che emerge dal report dell’Osservatorio Gimbe sulla spesa sanitaria privata, commissionato dall’Osservatorio Nazionale Welfare & Salute, disegna un quadro complesso per la Calabria, dove la spesa pro-capite per la salute si attesta a 416 euro, ben al di sotto della media italiana di 730 euro. Un divario che, se da un lato riflette le difficoltà economiche delle famiglie, dall’altro evidenzia le criticità di un sistema sanitario che fatica a garantire servizi essenziali.

La spesa sanitaria privata, che in Italia ha superato i 40 miliardi di euro nel 2023, rappresenta un peso crescente per le famiglie, ma non sempre si traduce in prestazioni utili. Secondo il report Gimbe, quasi il 40% delle cure effettuate nel privato risulta inutile, un dato che solleva interrogativi sull’efficienza del sistema e sulla necessità di interventi strutturali. In Calabria, dove la spesa pubblica è inferiore rispetto ad altre regioni, il ricorso al privato diventa spesso l’unica opzione, ma non tutti possono permetterselo.

La situazione non è omogenea sul territorio nazionale. In Sardegna, ad esempio, la percentuale di chi rinuncia alle cure raggiunge il 13,7%, il dato più alto d’Italia, nonostante una spesa pro-capite di 548 euro, superiore a quella calabrese. Nel Lazio, invece, la spesa privata tocca i 1852 euro a famiglia, ma il 10,5% dei cittadini dichiara di aver rinunciato a cure mediche, un dato che supera di tre punti la media nazionale.

Il report Gimbe, presentato il 18 febbraio scorso presso la sede del Cnel a Roma, non si limita a fotografare la situazione attuale, ma offre spunti per riflettere sulle disuguaglianze regionali e sulle criticità del sistema sanitario integrativo. In Calabria, dove la spesa pubblica è tra le più basse d’Italia, il ricorso al privato non sempre è sufficiente a colmare le lacune, lasciando una fetta significativa della popolazione senza accesso alle cure.

I dati, analizzati nel dettaglio, rivelano un sistema sanitario frammentato, in cui le famiglie si trovano a sostenere costi sempre più elevati, spesso senza ottenere prestazioni adeguate. La Calabria, con il suo 7,3% di rinunce, è solo una delle tante regioni che pagano il prezzo di un sistema in affanno, dove la sanità privata, pur in crescita, non riesce a compensare le carenze del pubblico.

Il report, che analizza anche le dinamiche della spesa sanitaria trasmessa al Sistema tessera sanitaria, sottolinea come il divario tra Nord e Sud resti una delle principali criticità del sistema. In Calabria, dove la spesa pro-capite è inferiore rispetto alla media nazionale, il rischio è che sempre più cittadini si trovino costretti a rinunciare alle cure, con conseguenze che potrebbero aggravarsi nel tempo.

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