La rottamazione quinquies e i suoi limiti per la sanità privata
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Il settore sanitario, già gravato da una cronica lentezza nei pagamenti da parte della pubblica amministrazione e da un accesso al credito sempre più complesso, si misura ora con la nuova proposta di rottamazione quinquies, i cui contorni, seppur non definitivi, delineano un alleggerimento solo parziale del carico debitorio. La misura, che dovrebbe trovare piena attuazione con la Legge di Bilancio del 2026, offre infatti la possibilità di una definizione agevolata per i debiti fiscali accumulati tra il 2020 e il 2023, un arco temporale che coincide con un periodo di forte pressione per cliniche e professionisti. Tuttavia, questa potenziale via di salvezza presenta delle esclusioni di rilievo, come i contributi previdenziali Enpam, lasciando così fuori una fetta significativa degli oneri che affliggono gli operatori del settore.
I nodi irrisolti e le disparità
Oltre all’esclusione dei contributi, la rottamazione quinquies non si applica a coloro i quali hanno già aderito a una precedente sanatoria, creando di fatto una disparità di trattamento tra contribuenti. Questa frammentazione degli interventi, se da un lato concede un respiro a chi non aveva mai regolarizzato la propria posizione, dall’altro non affronta le criticità sistemiche che sono alla base dell’accumulo di debiti. La continuità dei servizi sanitari, che rappresenta un bene primario, rimane dunque minacciata non tanto dalla singola cartella esattoriale, quanto da un meccanismo strutturale che storicamente mette in difficoltà la gestione finanziaria di molte realtà, le quali si trovano a dover erogare prestazioni senza una copertura economica certa e tempestiva.
La scelta cruciale per le rateizzazioni in corso
Un ulteriore elemento di complessità è rappresentato dalla scelta che devono affrontare i soggetti che hanno già attivato un piano di rateizzazione. Per loro, la decisione di sospendere i versamenti previsti per gli ultimi mesi del 2025, al fine di accedere ai benefici della nuova rottamazione, diventa un calcolo rischioso. Interrompere i pagamenti, infatti, comporterebbe la decadenza dalla dilazione ordinaria già concessa, esponendo al contempo al temuto recupero coattivo da parte dell’agenzia delle entrate. Si tratta di un dilemma che richiede una valutazione attenta dei pro e dei contro, poiché il mancato pagamento di anche una sola rata innesca meccanismi automatici di rivalsa, vanificando gli sforzi fatti fino a quel momento.
Uno sguardo sull’impianto generale della misura
Sebbene la rottamazione quinquies sia stata fortemente voluta e sia attesa da molti, il suo impianto finale appare notevolmente ridimensionato rispetto alle aspettative iniziali. Il testo in discussione, come spesso accade per questi strumenti, è il risultato di un compromesso politico che ha limato i vantaggi originari, dal numero delle rate alle condizioni per accedervi. L’inclusione di voci come le multe stradali e il bollo auto non pagati allarga certamente il perimetro dell’intervento, ma per il comparto sanitario, la cui sopravvivenza è legata a dinamiche ben più articolate, la misura rischia di essere un palliativo che non garantisce quella “pace fiscale” tanto evocata in sede di annuncio.




