Rottamazione quinquies, il via per le domande slitta a gennaio 2026

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre una parte dei contribuenti è alle prese con gli ultimi giorni utili per regolarizzare la propria posizione con il modello precedente, quello che si profila all’orizzonte è un nuovo, ulteriore strumento di definizione agevolata. La cosiddetta rottamazione quinquies, infatti, trova una sua prima concreta collocazione temporale all’interno del testo della legge di Bilancio per il 2026, attualmente al centro del dibattito parlamentare, che ne stabilisce i tempi operativi. Secondo quanto previsto dalla norma in esame, l’Agenzia delle Entrate sarà tenuta a rendere disponibile la piattaforma informatica necessaria per presentare la domanda entro venti giorni dalla data di entrata in vigore della legge stessa. Un passaggio tecnico, questo, che di fatto posticipa l’apertura delle adesioni al mese di gennaio del prossimo anno, pur lasciando ancora indefinita, in attesa dell’approvazione definitiva del provvedimento, la giornata esatta dalla quale sarà possibile iniziare la procedura.

Proroga per la quater e focus sui tributi locali

Il percorso verso la nuova definizione agevolata procede parallelamente alla chiusura della finestra per la “quater”, la cui scadenza originaria, fissata al 30 novembre, è stata automaticamente prorogata a causa della coincidenza con un giorno festivo. La normativa vigente, come spesso accade in casi analoghi, considera infatti validi tutti i versamenti effettuati entro il primo giorno lavorativo successivo, che quest’anno corrisponde al 9 dicembre, offrendo così un margine supplementare a chi intende saldare la rata senza incorrere in sanzioni. Questo allungamento dei tempi si inserisce in un quadro legislativo in evoluzione, dove una proposta sostenuta con particolare forza dai parlamentari della Lega punta a istituire proprio il nuovo regime, ampliando di fatto il perimetro degli interventi di favore già sperimentati in passato.

La possibile estensione a IMU e Tari

Oltre a disciplinare i tempi della quinquies, la manovra finanziaria in discussione introduce una novità di rilievo che potrebbe interessare una platea ampia di cittadini, estendendo il principio della rottamazione anche al versante dei tributi comunali. Un articolo specifico del disegno di legge, infatti, autorizza esplicitamente Regioni ed enti locali a deliberare, in piena autonomia, misure agevolate per la riscossione di imposte come l’IMU sulla prima casa e la Tari che risultino insolute. Si tratterebbe di una svolta significativa, considerando che i precedenti schemi di definizione hanno riguardato principalmente i debiti verso l’erario, lasciando invece scoperti i crediti degli enti territoriali, i quali potrebbero ora dotarsi di strumenti analoghi se lo ritenessero opportuno.

Il quadro normativo e gli sviluppi futuri

La struttura della futura agevolazione è delineata in tre distinti articoli del provvedimento di Bilancio – il 23, il 24 e il 118 – che ne fissano i contorni giuridici e procedurali. L’intervento legislativo, come noto, deve ancora completare il suo iter parlamentare, soggetto dunque a possibili modifiche e integrazioni prima della conversione in legge. L’obiettivo dichiarato del governo, tuttavia, rimane quello di fornire un’ulteriore opportunità di emersione e di riordino delle posizioni debitorie, creando un canale privilegiato per chi, per varie ragioni, non è riuscito ad aderire alle edizioni precedenti o si trova a dover fronteggiare cartelle per tributi locali mai pagati. La macchina amministrativa, da parte sua, si prepara a mettere in campo le risorse tecniche necessarie per gestire il flusso delle domande a partire dai primi giorni del nuovo anno.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.