Arrestato professore a Civitavecchia per violenza sessuale aggravata, decisive le confidenze delle studentesse alle insegnanti
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La procura della Repubblica di Civitavecchia, attraverso un'indagine coordinata dai pubblici ministeri e che ha visto il coinvolgimento diretto degli agenti del locale commissariato, ha ottenuto dal giudice per le indagini preliminari un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di un docente di un istituto superiore della città, gravemente indiziato del reato di violenza sessuale aggravata. Il provvedimento, eseguito nelle ultime ore, è l’epilogo di una vicenda emersa non da una denuncia formale presentata direttamente dalle vittime o dalle loro famiglie, ma grazie alla sensibilità e alla prontezza con cui alcune insegnanti hanno raccolto e gestito le confidenze delle loro alunne. Sono state alcune studentesse, infatti, a trovare il coraggio di rivolgersi al Corpo docente, riferendo di atteggiamenti e comportamenti, sia verbali che fisici, che il professore avrebbe messo in atto ripetutamente ai loro danni.
L’intervento della scuola e l’avvio delle indagini con audizioni protette
Di fronte ai racconti delle ragazze, tutte minorenni, la scuola non ha esitato a rivolgersi alle forze dell’ordine, attivando quella che gli investigatori hanno definito una “perfetta sinergia” tra istituzione scolastica e polizia giudiziaria. Questo passaggio, che ha permesso di bypassare eventuali timori o ritardi, ha portato all’apertura immediata di un fascicolo d’inchiesta e all’avvio di accertamenti, svolti sotto la direzione della procura. I magistrati hanno disposto, tra le varie attività, l’audizione protetta delle presunte vittime, un delicato momento probatorio condotto con l’ausilio di uno specialista nominato dall’autorità giudiziaria per tutelare la serenità e la libertà di narrazione delle giovani. Ascoltate in un ambiente protetto, le studentesse hanno fornito elementi che hanno permesso di delineare un quadro indiziario ben più grave delle semplici allusioni o doppi sensi di cui inizialmente si era parlato.
Le accuse: da allusioni e doppi sensi a veri e propri atti fisici
Il materiale raccolto dagli investigatori del commissariato di Civitavecchia, e successivamente vagliato dal gip su richiesta della procura, descrive un contesto di presunte molestie che avrebbero visto coinvolte almeno tre giovani. L’indagato, secondo quanto emerso, non si sarebbe limitato a battute o commenti a sfondo sessuale, sebbene anche questi siano contestati a vario Titolo; nei confronti di alcune studentesse, stando a quanto ricostruito, vi sarebbero stati anche contatti fisici non consensuali, descritti come toccamenti. La natura degli atti contestati, unitamente alla minore età delle vittime e al contesto scolastico in cui sarebbero avvenuti, costituisce l’aggravante che ha portato all’emissione della misura cautelare.
La misura cautelare e la posizione dell’indagato
Al termine di questa prima fase di indagine, che ha compreso l’acquisizione delle testimonianze, il pubblico ministero ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza e le esigenze cautelari, richiedendo e ottenendo dal giudice per le indagini preliminari l’applicazione degli arresti domiciliari per il docente. L’uomo, la cui identità non è stata resa nota, si trova ora nella sua abitazione a disposizione della magistratra. La procura contesta il reato di violenza sessuale aggravata, un’accusa pesante che, come precisano gli stessi inquirenti nelle loro note, si basa sulle evidenze investigative attuali, che appartengono alla fase delle indagini preliminari. Per l’indagato, in attesa che il procedimento faccia il suo corso e che venga eventualmente fissato un processo, vale ancora la presunzione di innocenza fino a una sentenza definitiva.




